sarei voluta tornare a casa subito. invece c'era un'altra che era andata come me da sola, alle sei e mezza, spinta da un raptus, a vedere Stella. E siamo rimaste a parlare, bevendo, a lungo. Poi mi hanno telefonato in molti e molte.
Non devo bere, perchè ho lo stomaco a pezzi.
Il primo spettacolo l'ho visto lunedì 12, e poi ho bevuto, così tanto che ho passato martedì a vomitare nulla e febbre.
Era il Mercante di Venezia, regia di Massimiliano Civica. Di certo mi è piaciuto ma forse anche qualcosa di più, mi ha stordito come aria di alta montagna, rarefazione bruciante. Sarà pure difficile o intellettale come operazione ma a me ha scottato. Sarà perchè conosco bene il testo, perchè già avevo frequentato i dubbi volti, velati sotto l'acqua dello stagno, di amicizia e ambiguità, ma a me il testo tagliato con cura, ritradotto e ridetto con nudità che intima intimità e ascolto mi ha galvanizzato. Quattro attori, maschere, tre sedie, questo è tutto, pura parola teatrale che proprio in quanto teatro può azzerare la scenografia, il gesto, la recitazione e distillata in carne, vibra di forza ultra..ultra...spettacolare. E poi nel Mercante, ascolta, il Mercante! dico, c'è tutto: dell'ebreo, dell'omosessuale, della donna e dell'uomo, del denaro e dell'amore, dove ti volgi il dubbio e il confondersi dell'altro ora dietro al giusto ora dietro al dubbio. bello.
Stella, per stella ci vorrebbe una canna adesso perchè si rientra nel reame della Fille, che è sensibile qui, eh. Parigi anni 70, stella finisce per calcoli alfabetici in una scuola di un altro arrondissment e di un altro ambiente sociale. I suoi, giovani e scoppiati, hanno un bistrot frequentato da ubriaconi, marginali e avventurieri. Lei ha undici anni. E in un anno di scuola Stella conosce Galdys, l'unica amica bene della classe che non è snob, e vive e capisce che è un'occasione da non perdere. ma detto così non è niente. Sono i silenzi, sono i volti i gesti le situazioni i corpi vestiti condotti parlati ascoltati in tutto il film a donargli una rara bellezza toccante. ed è tale il pudore, anche ingenuo, anche superficiale, con cui la storia segue Stella, che ti permette di andare a ripescare la tua infanzia. anzi no l'infanzia, molto peggio: la zona umbratile dolorosa alborescente in cui ci si distacca e per la prima volta si dice, io ero io sono.
Mi identificavo ora con lei ora con gladys, rivivevo maristella, la casa piccola sovraccarica di oggetti, la sorella handicappata reclusa e noi che ascoltavamo a 11 anni per la prima volta Tenco, e il suo babbo era un muratore ubriacone e i miei chi lo sa, si divorziavano e siamo state amiche solo sei mesi prima che il naufragio del loro matrimonio mi mandasse altrove, ma mi ricordo di maristella, del padre ubriaco che puzzava di vino quando venne a prenderla a casa mia e noi due eravamo chiuse in bagno terrorizzate: c'è qualcuno c'è il ladro, e lui barcollando controllava e io pensavo: ma questi grandi ecco come sono, tutti tutti
e poi pensavo, specchiando nel viso di stella, che tace e guarda e tace perchè la regista sa bene che quel silenzio, come già in paranoid park, lo riempie la vita in sè crescente, meglio e oltre della finzione, si completa il silenzio anche solo nel lasciare la situazione proposta.
Pensavo alla paura, al male al bene rimasti da allora, al sesso e al mondo adulto come ti vengono incontro appena non sei più infante, e a tante altre cose che adesso vado a letto. Un mese fa il corso di formazione sui Giochi, che fu bellissimo. Domani parto vado sul Vesuvio, altri tre giorni di formazione: Il metodo naturale di apprendimento per la lettura e la scrittura, più passeggiata e didattica sul vulcano, ecc. Avventura.
PS Stella: non posso non dire che nel film il padre di gladys è Miguel Benasayag! Il suo l'Epoca delle passioni tristi è un libro fondamentale per ogni docente o operatore sociale, lo invitammo a napoli con l'arn un paio di anni fa e a roma per lo straniero e c'è lui in un cammeo bellissmo, fa il babbo psichiatra argentino, quale è, che ha scritto L'io e l'altro nella coscienza dell'adolescente, che deliziosa presa per il culo. E c'è anche Guillaume Depardieu, non più in terra, che è un volto struggente e profondo e ognuna/o mentre viaggia verso stella e l'alba, getta un occhio sulla fine.
Le frasi toccanti, io non so nulla di quello che serve davvero, so tutto del biliardo, del calcio dello spettacolo so tutto e di come nascono i bambini e si scopa ma non so nulla di quello che serve. O l'amica del paese della nonna, la dolce genevieve e loro due ragazzine che passano una settimana di primavera a girovagare per campi discariche e pedalate sono belllissime davvero, davvero, giuro
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