giovedì 8 gennaio 2009

berlino 2

Quando cammini per la metropoli, oramai si sa, l’occhio diventa avido e ubriaco, sotto l’impulso elettrico dello shock moderno vuole ingoiare immagini a rotta di collo. Massimamente viva sono quando esploro la grande città. Guarda: sulla banchina di fronte aspetta il treno un ragazzo piuttosto basso, ma esile e di carnagione singolarmente luminosa, non è bianco ma neppure scuro parrebbe, visto dall’altro lato, di un colore d’ambra accesa. Porta la custodia di una chitarra a tracolla e in cima alla testa raccolta di fretta e con grazia, una cipolla di lunghi capelli. Un ciuffo esile sfugge e si sposta al vento dei tunnel. Mentre il mio treno mi rapisce e l’occhio si strappa da lui oltre il finestrino, spunta la storia di un giovane uomo sik, questo fanno le metropoli. Il padre tassista chissà e l’appartamento nelle grandi periferie di Berlino, che ho vedute una notte all’alba ubriaca sul tassì, sarebbe potuta essere mosca, una scampia gigantesca. Ma berlino vuol dire, se lui ha appreso la lingua così bene e ha potuto studiare, la capacità di vivere in centro con poco e trovare angoli isole di azione con altri ragazzi. Suona in un gruppo, la musica e la vita di squatter, questo gli ha concesso la girandola vorticosa del tempo, ma vedi, seppure si abitua al silenzio al rancore alla disapprovazione, non può chiudere certo con tutto, questa è la famiglia. Allora lui non si taglia i capelli, non porta il pugnale al fianco, o il turbante che lo esilierebbe dalla via che ti dice la chitarra deve essere la sua. Ma con un vezzo che eccita le donne non si taglia i capelli e li raccoglie così in cima al capo di modo che quei tre quattro appuntamenti all’anno in cui rientra in famiglia, ci mette il fazzoletto e li annoda con gesti che neanche lui sa come si siano scolpiti nei nervi delle dita, assieme all’odore di camicia pulita e spezie del padre, e può sedere come l’uomo che è fra i suoi, coi capelli mai tagliati sotto al turbante.
Tutto ciò ci vuole di essere hanik kureishi e di vivere davvero là, oppure la tenacia di ricercare e scrivere, mica basta sto flash. il massimo che arrivo a fare è non stancarsi mai di guardare la cartina e arrivare in 4 gg a impadronirsi dello scheletro della città, assi di mobilità e caratteristiche dei quartieri. Mi piace.

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