Questa notte ho sognato serena. Non ricordo altro del sogno se non lei, so bene che parlavamo e che accadeva anche qualcosa, ma è perduto. Rimane il suo viso liscio, lo sguardo affettuoso e trattenuto. E l’emozione ovviamente. Il solito sentimento di affetto e di inesplicabile. So che la mia trepidazione è sempre stata accolta, tiepidamente accolta, in senso positivo: la giusta temperatura per un incontro che deve basarsi più sull’intuizione che sul dialogo. Serena l’ho incontrata quando lei aveva dodici anni, in seconda media. Abbiamo passato due anni assieme, anni selvaggi a ripensarci adesso. Selvaggi per il quartiere, per me, per lei, per la scuola che ha fatto da cornice e da tema alla nostra quotidianità. Nel corso dei due anni ho visto il suo sguardo e il suo carattere mutarsi, farmi da specchio e da controprova sul senso di quello che ci capitava. Di tutte, più di Laura, che è diventata mito, più di Rosa che è diventata struggimento, serena, nomen omen, è la chiave, quieta, della memoria. Una strega, una vaiassa si dice in napoletano. Vuol dire donna del popolino, plebea, aggressiva e furente, schiacciata in una vita di feroci appartenenze e codici. Lei non aveva disastri o incomprensioni alle spalle, lei non aveva incertezze. Non le ha avute il primo anno nell’essere refrattaria e aggressiva e non le ha avute il secondo stabilendo che ero un’amica e una bella persona e che in fondo valeva la pena di imparare ciò che sostenevo convenisse sapere. Non ce lo siamo mai dette ma si mise a fare i compiti, a imparare a scrivere, a studiare la storia. Forse il mio successo scolastico più grande.
Serena sul tetto del liceo Elsa Morante, primo anno di Arrevuoto, intervistata con la telecamera di antonio davanti. Un giubbottino rosa, un venticello, i peschi fioriti sullo sfondo come una scena apposita, non la poesia casuale che in effetti era. Ma che devo dire? E poi frasi brevi: vorrei fare l’attrice, ma era una frase da bimba e lo sapeva. Non andrei mai via dal mio quartiere, lo amo. Sì è brutto, ci sta la gente di merda, la droga, la monnezza. E tante cose brutte. Ma mi piace la gente lo stesso e mi piace scendere e vedere le amiche e anche il caos. Solo qui io posso vivere. E viaggiare: viaggiare mi piace con la famiglia, noi andremo in spagna questa estate. E del nord italia che pensi: nulla. I miei cugini di milano marittima non parlano napoletano e non mi capiscono. E del teatro: mi piace. Serena.
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