Che luce bianca e viva fa la neve sui tetti. La vera pacchia è stare a letto a leggere Baudelaire che cammina per le gallerie di quadri e ricordarsi di Berlino. Non però l’inesplicabile deprimente del Pergamon bensì il parquet caldo della Gemalde Galerie. Berlino mi ricordo il buio quando arrivava ed era nero, di colpo la città sembra animarsi il doppio. Escono tardi i berlinesi, la mattina chissà, lavorano o si godono le case luminose, come questa oggi. Sapore di wustel al freddo gelido e birra ancor più fredda.
Una notte era l’una e a un incrocio di Kreuzberg mi sono guardata attorno: gruppetti attendono al semaforo, chi col cane chi con la bici, la metrò poco distante butta fuori un fiotto di gente, i ristoranti e i baretti sono tutti pieni e aperti. C’è venuto da ridere. Che ora è?


E il freddo era secco, asciutto, pronto a spingerti sempre un poco innanzi, non a farti fuggire. Mi ricordo che dopo il mercato delle pulci a Treptower volevamo prendere la U bahn ma poi quel gruppetto di ragazzini che attraversata la strada si avviava in un sentiero tra gli alberi, lungo il canale, mi ha attirato. Il fango è ghiacciato, l’acqua scorre silenziosa e livida, le baracche degli orti primaverili sono in letargo. Poi sbuchi nel parco. All’inizio solo un enorme scivolo, basso ma largo almeno sette metri, appoggiato sulla scarpata, lo usano grandi e piccoli. Lo superi e si apre il parco. Rettangolone verde ghiacciato, ai lati si affacciano le case, dentro passeggiano i più vari, cioè quelli coi cani, le famiglie, gli sballoni e altre razze. Due donne e un uomo più un passeggino doppio alimentano il fuoco in un bidone. Ci metti tre sec. a capire che ad ogni ingresso nel parco che vedi làggiù, i ragazzi neri spacciano. E i tipi con skatebord, rasta o distinti s’appartano e comprano. Ma cazzo noi è dalla mattina che non vogliamo comprare, sta vacanza nessun richiamo di drugo, sul serio. Già al primo mercatino, quello dietro casa, subito alle 9 del mattino il tipo barese ci fa: non si campa vendendo sta roba (madonne e cristi anni 50, svegliette plastica anni 60, lampada svedese anni 80): Volete fumare, ciò tutto ecc ecc. Fumato con lui che ti fa la solita storia: ah ma qui oramai non è più lo stesso, berlino era fu passò, quando io arrivai prima che cadesse il muro allora sì e poi gli anni 90 a washauerstasse ecc ecc. Perché facciamo tutti così? Persino pavia che è una mummia era meglio quando ci stavo io da giovane, per non parlare di napoli che solo fino al 96 ha avuto senso e non diciamo nulla di milano che davvero e e e insomma noi non si voleva comprare droga di nessun tipo a sta vacanza. Poi camminiamo per Gorlitzer park, a un crepuscolo cristallino stupendo, sull’erba ghiacciata e un grande edificio basso e lungo nel parco ricoperto di graffiti fichissismi e ti godi il parco di città quando alla fine il nero ti becca sul sentiero interno ed è troppo simpatico e troppo sicuro che tu la sua erba te la compri. E non importa che gli dici ma che 50, solo 10 e chiede dove, gli dici napoli, scattano le battute sulla mafia e su dove e cosa è la corruzione che berlino chissà non è poi tanto diversa e lui riscaldato dai simpaticoni per 10peuri ci molla un cartoccetto pieno e gonfio di quella che presto avremmo battezzato Maligna.
Così alle 5 del pomeriggio siamo entrati alla gemalde galerie belli sballati da sto cannone di maligna confezionato nel parco a meno dieci, semi smaltito in una fichissima libreria a kreutzberg e rinforzato da due bicchieri del loro stucchevole gluhewein cioè vin brulè senza garofano. Amore ride e non sono le ali, non è la gamba alzata a scavalcare lo strumento né le pieghe perfette di carne e carne perfetta per sempre che sul fianco ti innamorano è il sorriso dell’amore che potresti inseguire fino agli oltre anni, di te del gioco ell’arte della sua innocenza e della perdizione assoluta ma chi è che può arrivare a dipingere…Caravaggio. E poi c’era Cranach, luca caro con amore ancora punto dalle vespe e la madre gli dice: fa male lo vedi pensa le tue di frecce, i cento proverbi di Bruegel, ecco quello bisognerà rivederlo e rivederlo, e i rtratti e tutti i nordici fiamminghi italiani antichi… Non devi essere colto né sapere niente, comincia quando vuoi vai nei musei e guarda poi tutto verrà.
Ultima cosa: ieri notte vista finalmente Arca Russa di Sukorov, un’ora e passa di film unico piano sequenza di macchina digitale in spalla seguendo il marchese francese dell’ottocento vagare oggi nelle sale attraversate di fatasmi dell’ermitage mentre la vita d’allora emerge fantasmi, bellizz.
E il freddo era secco, asciutto, pronto a spingerti sempre un poco innanzi, non a farti fuggire. Mi ricordo che dopo il mercato delle pulci a Treptower volevamo prendere la U bahn ma poi quel gruppetto di ragazzini che attraversata la strada si avviava in un sentiero tra gli alberi, lungo il canale, mi ha attirato. Il fango è ghiacciato, l’acqua scorre silenziosa e livida, le baracche degli orti primaverili sono in letargo. Poi sbuchi nel parco. All’inizio solo un enorme scivolo, basso ma largo almeno sette metri, appoggiato sulla scarpata, lo usano grandi e piccoli. Lo superi e si apre il parco. Rettangolone verde ghiacciato, ai lati si affacciano le case, dentro passeggiano i più vari, cioè quelli coi cani, le famiglie, gli sballoni e altre razze. Due donne e un uomo più un passeggino doppio alimentano il fuoco in un bidone. Ci metti tre sec. a capire che ad ogni ingresso nel parco che vedi làggiù, i ragazzi neri spacciano. E i tipi con skatebord, rasta o distinti s’appartano e comprano. Ma cazzo noi è dalla mattina che non vogliamo comprare, sta vacanza nessun richiamo di drugo, sul serio. Già al primo mercatino, quello dietro casa, subito alle 9 del mattino il tipo barese ci fa: non si campa vendendo sta roba (madonne e cristi anni 50, svegliette plastica anni 60, lampada svedese anni 80): Volete fumare, ciò tutto ecc ecc. Fumato con lui che ti fa la solita storia: ah ma qui oramai non è più lo stesso, berlino era fu passò, quando io arrivai prima che cadesse il muro allora sì e poi gli anni 90 a washauerstasse ecc ecc. Perché facciamo tutti così? Persino pavia che è una mummia era meglio quando ci stavo io da giovane, per non parlare di napoli che solo fino al 96 ha avuto senso e non diciamo nulla di milano che davvero e e e insomma noi non si voleva comprare droga di nessun tipo a sta vacanza. Poi camminiamo per Gorlitzer park, a un crepuscolo cristallino stupendo, sull’erba ghiacciata e un grande edificio basso e lungo nel parco ricoperto di graffiti fichissismi e ti godi il parco di città quando alla fine il nero ti becca sul sentiero interno ed è troppo simpatico e troppo sicuro che tu la sua erba te la compri. E non importa che gli dici ma che 50, solo 10 e chiede dove, gli dici napoli, scattano le battute sulla mafia e su dove e cosa è la corruzione che berlino chissà non è poi tanto diversa e lui riscaldato dai simpaticoni per 10peuri ci molla un cartoccetto pieno e gonfio di quella che presto avremmo battezzato Maligna.
Così alle 5 del pomeriggio siamo entrati alla gemalde galerie belli sballati da sto cannone di maligna confezionato nel parco a meno dieci, semi smaltito in una fichissima libreria a kreutzberg e rinforzato da due bicchieri del loro stucchevole gluhewein cioè vin brulè senza garofano. Amore ride e non sono le ali, non è la gamba alzata a scavalcare lo strumento né le pieghe perfette di carne e carne perfetta per sempre che sul fianco ti innamorano è il sorriso dell’amore che potresti inseguire fino agli oltre anni, di te del gioco ell’arte della sua innocenza e della perdizione assoluta ma chi è che può arrivare a dipingere…Caravaggio. E poi c’era Cranach, luca caro con amore ancora punto dalle vespe e la madre gli dice: fa male lo vedi pensa le tue di frecce, i cento proverbi di Bruegel, ecco quello bisognerà rivederlo e rivederlo, e i rtratti e tutti i nordici fiamminghi italiani antichi… Non devi essere colto né sapere niente, comincia quando vuoi vai nei musei e guarda poi tutto verrà.
Ultima cosa: ieri notte vista finalmente Arca Russa di Sukorov, un’ora e passa di film unico piano sequenza di macchina digitale in spalla seguendo il marchese francese dell’ottocento vagare oggi nelle sale attraversate di fatasmi dell’ermitage mentre la vita d’allora emerge fantasmi, bellizz.
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