mercoledì 28 gennaio 2009

regia

Ieri sera ho conosciuto un regista, è sempre bello per me conoscere un regista, è un’ingenuità che non posso lasciare, quindi venero chi si è fatto così: dalle mani esce la luce. Vabbè, è un regista franco belgo anglo toscano, che ha vissuto a parigi e che gira in giro ma vive di base nel Mugello. La cosa interessante è che da due anni fa laboratori nelle scuole della zona. Ogni lab una classe, un quadrimestre, un pomeriggio a settimana e poi nel periodo di riprese anche tutto il week end, con grande partecipazione delle famiglie. Scuola media, classi seconde di solito. Attività opzionale, appoggio della regione.
Gruppi di discussione, registrati con la telecamera che passa di mano in mano: trame e sceneggiatura frutto di laboratorio e creazione corale, con spunti di teatro e recitazione per far nascere la trama. Spaccato sull’immaginario: Tre ragazze selvagge dopo l’assassinio dei genitori vivono otto anni nella foresta, attendendo la vendetta quando infine si scopre, grazie all’incontro con l’Orfano sfigato, che l’assassino era lo stesso brav’uomo che le ha aiutate in tutti gli anni. Dramma della coscienza e soluzioni ironiche. Oppure il Ragazzo strano che si suicida, l’amico che va a parlare con i genitori per capire (tutti i personaggi recitati da loro), la ragazza fantasma che lo incontra ecc ecc. Roba pesa ma molto interessante, e poi il cinema attorno. E ancora: draghi che diventano bambini per potere amare, paesi dove tutti perdono la memoria, ecc. Ci siamo dunque trovati bene a parlare, il regista sa ascoltare e usa la parola avventura, vede bene il senso educativo cioè di apprendimento e crescita e scoperta e passione che offre questa esperienza.
Il primo anno l'hanno fatto invece col tema della memoria della resistenza, interviste ai testimoni e poi le storie scelte e narrate dai ragazz/e in prima persona e sui luoghi stessi, con invenzioni tema come l'eco o le marce sui monti.Riprese nella nebbia fra i castagni, concorso del paese, bello.
Ultimamente penso sempre più spesso a come utilizzare le tecnologie informatiche, sptt media, nella didattica, posto che separare didattica ed esperienza non voglio più. Loro che sono più giovani sanno e vogliono quegli strumenti, è un’attrazione legittima e necessaria da cui non si può prescindere. E poi scatta l’utopia, perché alla fine se un tempo ci voleva una stanza dove suonare la chitarra oggi si può volere una postazione dove fare la tv a circuito chiuso nel quartiere, piuttosto che la radio o altro ancora.
Abbiamo parlato anche di politica perché l’amico da cui cenavamo è stato in TV accanto a due politici squalo, solo la sera prima stava seduto davanti alle telecamere nazionali con accanto Bassolino. Ecco il discorso ha girato attorno a qualcosa che era così contingente e superficiale, cioè come sono questi uomini che fanno politica a quei livelli, come è un vero politico, che potere che volto che mente chi sono davvero costoro, questioni dicevo così contingenti da avvicinarsi all’essenza stessa della politica, come se da machiavelli alla democraziona milionario industriale di oggi ci sia una costante, espressa ormai da un’equazione che nessuno riesce al momento a sintetizzare ma tuttora implicata con quello: IL Principe.
Così ci siamo scaldati e gridato su come sia accaduto, su napoli ancora una volta cosa è e cosa ci vorrebbe. Poi abbiamo parlato di altre cose.
Aggiungo che la notte prima ho fatto tardi per leggere a casa di amici il libretto scritto da Alina Marazzi sulla realizzazione del suo film Un'ora sola ti vorrei. Interessantissimo perchè: come si compone l'opera quando ben fondata nella necessità espressiva. Le soluzioni corrette si necessitano strada facendo, tramite analogie e coincidenze, tutto finisce per concorrere. Le immagini per lei irrinunciabili, gli incontri fatti che sono quelli giusti, il lavoro indefesso anche quando il motivo completo ancora non è chiaro. Poi ti spiega pure come nasce un film, quanto lavoro e che tecnologia. Quanto è importante collaborare con altri/e.
L'ultimo capitolo è sulla fortuna del film: come per il libro di Gipi se l'opera riguarda in modo incandescente la necessità personale dell'autor, si crea un'adesione del pubblico, una scheggia si pianta nell'immaginario e trova le aderenze con la storia di ciascuno. si capisce?

Nessun commento: