martedì 23 marzo 2010

alla stazione perfavore

Non amo Milano e le sue strade mute
La stoffa delle giacche e delle gonne nella metropolitana
mi sembra stanca e il vento sporco
tiepidamente mosso dai vagoni
Non è epico nè favoloso
Come nelle altre capitali.
Quando dondoliamo i nostri replicanti mi si fanno gli occhi vuoti
E inappetenti
Così vado incomprendente scusandomi ad ogni vetrina
Una sera che in stretta fila ascendevamo dai gradoni mobili alla stazione
mi ha colpito finalmente alla gola una visione
c’erano i ragazzi bruni con i capelli lisci piatti sulla fronte
stanchi di odissee inesistenti,
date in pegno al Signor Teschi
per un posto da venditore assurdo.
Sotto un soffitto irraggiungibile di marmo bianco
i ragazzi poveri ballavano coi pupazzetti a batteria
chi aveva la bicicletta che gira in tondo
chi l’orso che batte i piatti
chi il cane che striscia il culo
chi il pagliaccio che fa l’inchino
Ballavano ciascuno col suo pupazzo ai piedi
Senza nemmeno più guardare nella folla gli individui
per suggerire mani e portafogli e gesti umani
Perché noi correvamo ma loro lì da un pezzo si saranno visti
Incatenati al valzerino
Più di dieci tra il metrò e l’androne di milano centrale.
Potessi scegliere mi piacerebbero altre miserie.
A due o tre sottobraccio andavano in direzione opposta i nostri
Stivali giubbotti e messa in piega
Grugnivano giuro ed erano ciechi.