Continuano le celebrazioni di De Andrè. Mi ricordo del resto la notizia, ero a Ginevra e mi telefonarono, è morto. E non mi pareva vero. Non sono mai andata a sentirlo. Per qualcosa di indefinibile lo associo a tratti al mio Professore. Un teppista aristocratico anche il vecchio G.

Piuttosto: oggi al campo rom, alla Scola Giungla proiettavano il breve filmino del laboratorio di rotoscopia che han fatto a novembre coi bimbi. Per capire cosa è andare su you tube e fare rotoscopic oppure vedere gli splendidi Pista o Coda di Gianluigi Toccafondo. Comunque fai il filmato o le foto, poi pitturi sulle stesse o disegni sopra i fotogrammi più importanti, poi monti e proietti veloce. Chiaro che per fare un’animazione scorrevole devi pittare non so che centinaia di fotogrammi per un solo minuto di animazione. Hanno fatto Scanner darkly così. Questa era semplice ma era alla baracca fatta nel campo e c’erano tanti bimbi.


Da tanto non andavo al Campo e ho trovato le vie in condizioni veramente pessime, un pugno nello stomaco. Dai mesi dell’emergenza rifiuti non si era mai ridotto così. Un grosso maiale grufolava tra le montagne di trito lungo la strada, una carognetta di maialino più avanti stava gettata nello scolo. Brutto. E un colpo anche la notizia che appena arrivata mi ha dato Samantha. Per un anno in classe e per tre anni a teatro sono stata con V., una ragazzina rom del campo. Una bimba, poi è cresciuta, l’ho vista crescere ma non così tanto. Non così tanto credevo facesse sul serio a parlare sempre di amore e ragazzi, a volermi raccontare di inciuci e cotte al posto che di altre cose. E poi la sua mamma e il suo babbo, con gli altri e le altre figlie già grandi e lontane, a questa la tenevano come un fiore. Presa, accompagnata, curata sempre andata a scuola. Per farla breve a 13 anni ha fatto la fuitina, con Gianni, che conosco bene, bello non c’è che dire un 18nne malandrino e bello, non alto ma coi muscoli scolpiti, appassionato di danza. Un mascalzone, o chissà. Perché tu vedi che è molto difficile fingere cosa li ha rapiti, i due adolescenti, che risate che pensieri che parole si rivolgevano andando per la strada da soli, all’avventura di un’altra città e dei giorni assieme. Seduti sui seggiolini del metrò, quanto cretini o a tratti profondi o semplicemente stupefacenti. Dove hanno dormito, come si guardavano negli occhi, di che pasta ingenua, o crudele o sciocca erano i pensieri prima di dormire. E poi la prospettiva di tornare e dirlo e vivere qualcos’altro, ancora qualcos’altro. Con quale chiarezza o sgomento già s’immaginavano le conseguenze del viaggio? Ma insomma la bambina è fuggita, l’infanzia di V. è finita, forse era già finita, le stava accanto come un costume lasciato a terra. Magari mentre voleva e poteva già altro, noi il mondo non gli abbiamo dato altro. Oppure oppure che ne sai tu dell’orizzonte quotidiano, la casa di legno fredda, la baracca rosa e la vita zingara. E ora V è sposata e non va a scuola, la mamma sviene e il padre piange.
Un fotografo oggi dovrebbe secondo me andare in giro e scattare per gli adolescenti e le adolescenti che si incontrano in strada. Ieri sera il gruppetto a via forno vecchio. Le bimbe coi tacchi alti, i giubbottini di pelo sintetico e il trucco. I capelli lucidi tirati. Decise sui tacchi, i sorrisi…chi gli dice come fare, come trattare con quei ragazzetti davanti. I brufoli i modi goffi e esagerati le cinture i jeans e le felpe e i berretti con le scritte a strass. Che si dicono trepidando, che cosa sia. Bha basta, ho visto un altro speciale su de andrè.
Piuttosto: oggi al campo rom, alla Scola Giungla proiettavano il breve filmino del laboratorio di rotoscopia che han fatto a novembre coi bimbi. Per capire cosa è andare su you tube e fare rotoscopic oppure vedere gli splendidi Pista o Coda di Gianluigi Toccafondo. Comunque fai il filmato o le foto, poi pitturi sulle stesse o disegni sopra i fotogrammi più importanti, poi monti e proietti veloce. Chiaro che per fare un’animazione scorrevole devi pittare non so che centinaia di fotogrammi per un solo minuto di animazione. Hanno fatto Scanner darkly così. Questa era semplice ma era alla baracca fatta nel campo e c’erano tanti bimbi.
Da tanto non andavo al Campo e ho trovato le vie in condizioni veramente pessime, un pugno nello stomaco. Dai mesi dell’emergenza rifiuti non si era mai ridotto così. Un grosso maiale grufolava tra le montagne di trito lungo la strada, una carognetta di maialino più avanti stava gettata nello scolo. Brutto. E un colpo anche la notizia che appena arrivata mi ha dato Samantha. Per un anno in classe e per tre anni a teatro sono stata con V., una ragazzina rom del campo. Una bimba, poi è cresciuta, l’ho vista crescere ma non così tanto. Non così tanto credevo facesse sul serio a parlare sempre di amore e ragazzi, a volermi raccontare di inciuci e cotte al posto che di altre cose. E poi la sua mamma e il suo babbo, con gli altri e le altre figlie già grandi e lontane, a questa la tenevano come un fiore. Presa, accompagnata, curata sempre andata a scuola. Per farla breve a 13 anni ha fatto la fuitina, con Gianni, che conosco bene, bello non c’è che dire un 18nne malandrino e bello, non alto ma coi muscoli scolpiti, appassionato di danza. Un mascalzone, o chissà. Perché tu vedi che è molto difficile fingere cosa li ha rapiti, i due adolescenti, che risate che pensieri che parole si rivolgevano andando per la strada da soli, all’avventura di un’altra città e dei giorni assieme. Seduti sui seggiolini del metrò, quanto cretini o a tratti profondi o semplicemente stupefacenti. Dove hanno dormito, come si guardavano negli occhi, di che pasta ingenua, o crudele o sciocca erano i pensieri prima di dormire. E poi la prospettiva di tornare e dirlo e vivere qualcos’altro, ancora qualcos’altro. Con quale chiarezza o sgomento già s’immaginavano le conseguenze del viaggio? Ma insomma la bambina è fuggita, l’infanzia di V. è finita, forse era già finita, le stava accanto come un costume lasciato a terra. Magari mentre voleva e poteva già altro, noi il mondo non gli abbiamo dato altro. Oppure oppure che ne sai tu dell’orizzonte quotidiano, la casa di legno fredda, la baracca rosa e la vita zingara. E ora V è sposata e non va a scuola, la mamma sviene e il padre piange.
Un fotografo oggi dovrebbe secondo me andare in giro e scattare per gli adolescenti e le adolescenti che si incontrano in strada. Ieri sera il gruppetto a via forno vecchio. Le bimbe coi tacchi alti, i giubbottini di pelo sintetico e il trucco. I capelli lucidi tirati. Decise sui tacchi, i sorrisi…chi gli dice come fare, come trattare con quei ragazzetti davanti. I brufoli i modi goffi e esagerati le cinture i jeans e le felpe e i berretti con le scritte a strass. Che si dicono trepidando, che cosa sia. Bha basta, ho visto un altro speciale su de andrè.
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