mercoledì 1 aprile 2009

il bacio sulla bocca

Un pomeriggio lungo la strada da scuola al teatro le due tremendine erano particolarmente su di giri. Sembrano ubriache, gli prende la ridarella e camminano sbandando, appoggiandosi una all’altra e piegandosi in avanti; si tengono per la vita dicendosi cose all’orecchio e intanto si girano appena, gettando un’occhiata da sopra la spalla per controllare se le stai vedendo, se sei presa almeno un poco all’amo della curiosità. Sono eccitate da un segretino, penso, da un segreto cretino che tra poco, in un modo o nell’altro, verrà fuori. E infatti quando siamo quasi arrivate Manu si mette dritta di fianco a me,dà un colpo di tosse e si passa la mano sulla frangia leggera. Si dà un contegno insomma ma mantiene una piega, di fianco alla bocca, che è il segno della risata in canna, pronta a scoppiare. Raffaella sta due passi dietro, più timida, incerta su fino a che punto può seguire l’amica, col un mezzo sorriso pronto pure lei ma congelato dalla tensione.
-Professorè ma…volevo chiedere una cosa… che vuol dire lesbica?
E giù a ridere, piegate in due l’una sull’altra. Poi pantomima di ricomposizione dignitosa e attesa della risposta.
Io mi tengo diffidente di base, bisogna capire dove va a parare il discorso: - Perché? non lo sai che vuol dire?
-No, davvero, voglio saperlo, che è? Oggi la professoressa S. ha detto che noi siamo lesbiche.
Vedo in un lampo la professoressa S. e sento che, in qualche modo, potrebbe pure essere accaduto. S. ha un atteggiamento culturale totalmente scomposto, aderisce in maniera fanatica alle più varie posizioni ideologiche, può dire cose sensate sulla didattica e poi manifestare pensieri del più becero paternalismo, non ascolta mai nessuno, non è dotata dell’opzione dialogo e questo perché è convinta di essere illuminata direttamente da dio che le propone quotidiani mandati da assolvere all’interno dell’istituzione scolastica. È autrice di un poema sul flusso mestruale, di un inno della scuola intonato sulla musica di Giovinezza giovinezza, di cartelloni sulla pace dove rime atroci propagandano slogan vuoti, si eccita per i dictat del ministero e per una visita che ha fatto a San Patrignano dove Luca Muccioli gli si è presentato avvolto da fiamme “cristiche”e sexi. Non è sposata, fa accenni alla sua castità ma se ne esce con brutalità gratuite.
Tuttavia con le tremendine non bisogna scoprirsi e così nego: - Ma dai, non credo proprio che sia andata così.
-No ti ggiuro – insiste Manu – stamattina in corridoio io e Raffaella ci siamo salutate così, col bacio, e lei ci ha detto che fa schifo perché sembriamo due lesbiche.
Le ragazzine mi fanno vedere come si salutano, un rapidissimo bacio sulla bocca, segno che in questo periodo vanno proprio d’accordo. Lo conosco quel saluto, l’ho visto fra madre e figlio, fra zii e nipoti e cugini, lo usa sempre anche l’amica rumena di mia madre con le amiche e la sorella. A me non verrebbe, sono piccolo borghese. Ma che c’è di male? Manu intanto aspetta che mi esprima, in realtà credo che l’eccitazione vada avanti da stamattina, sentirsi dare della lesbica alle otto di mattina da una professoressa deve essere un fatto piuttosto eccitante a dodici anni. Mio malgrado getto acqua sul fuoco:
- Manu, ma non so se ha detto proprio così, io… non so forse a lei non piace, forse pensa che a scuola non vada bene anzi credo che a lei dia fastidio...
L’indirizzo educativo condivis, il regolamento: questo ideale introiettato per cui mi sorprendo a scannerizzarmi la superficie ideologica verificando se tra me la professoressa S. e la scuola possa esserci un punto d’incontro ma non lo trovo. Manu aspetta ancora e incalza: - Ma allora noi siamo lesbiche?
– Manu ma che vuol dire, la smetti! hai dodici anni e saluti Raffaella così ma che c’entra, può mai avere qualcosa a che fare con lesbica questa storia?! Bisogna usare bene le parole, non è un insulto non è niente è un modo dell’amore ma non c’entra nulla e nulla e niente, basta mò!
Cosa ricavo? un sorriso così, un moto di simpatia in più nella testolina di Manu, labile come la scia nell’acqua e che sparirà al primo scazzo che avremo, forse il pomeriggio stesso e allo stesso tempo, memoria dell’acqua, andrà a fondo come un chicco di ghiaia e se la rivedrò grande mi saluterà col sorriso bello. Il tempo che riprendo fiato dopo la filippica e loro due sono già avanti, ugualmente sghignazzanti, rotolano davanti a sé il trofeo di lesbica, lo diranno poi durante il laboratorio trecentottanta volte, cercheranno di fare partecipi tutti gli altri dell’eccitazione e mi chiedo se la prof. S. possa immaginare cosa ha prodotto il suo sdegno. Prese in giro al momento ma anche una particella di brutalità in più in questo mondo. Perché non glielo ha detto con parole distese, con cortesia, con umiltà, spiegando la propria convinzione personale, mettendo in campo in se stessa, mi domando.
La mattina dopo S. mi ferma sul pianerottolo del primo piano, ispirata dalla sua nuova missione: Senti F. lo sai che ha fatto Botti? Ha preso l’abitudine di salutare le compagne così, con un bacio sulla bocca, ma è una cosa schifosa non credi, ma che roba è non è dignitoso, per loro dobbiamo insegnargli le buone maniere. Glielo ho detto infatti, le ho spaventate, gli ho detto che sembrano lesbiche che poi davvero a vederle è una cosa sgradevole e può pure sembrare ecc ecc.
- Sì, S. ma ora devo andare.

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