martedì 21 aprile 2009

I avventura dell'omino di merda

L’omino di merda era in un merdoso pomeriggio di sabato in cui come al solito soppesava tutta la melma sua, si sentiva le braccia cariche e la sua povera faccina imbronciata e imbruttita.
Così ebbe un’alzata di ingegno e acchiappata la bicicletta si mise a pedalare verso il parco della Volavolla. Si chiamava così un bel ruscello dal percorso lungo e tortuoso, attorno alle cui rive era stato conservato, non si sa come, un bel parco ricco di piante e animali. Erano molti anni che ODM mancava dal parco Volavolla e fu lieto di ritrovare il paesaggio familiare: i piccoli orti recintati all’ingresso che degli omini in tuta curavano con grande concentrazione e il lungo percorso nel bosco, dove si potevano scorgere fagiani colorati o lunghe file di bruchi sui tronchi.
Mentre pedalava vide un signore dai capelli arruffati color di paglia secca che parlava ostinatamente con una segugina bionda che gli girava attorno lanciandogli occhiate dolci e perplesse. Il signore le ripeteva di continuo: Non andare nell’acqua, no nell’acqua, mi raccomando, non andare nell’acqua.
L’omino di merda pedalava veloce e si lasciò dietro la preghiera alla segugina chiedendosi se lei, che guardava così sfuggente e preoccupata, capisse davvero quella richiesta del padrone.
Ma ecco che l’omino giungeva adesso alla sopraelevata della tangenziale: l’avevano costruita dunque! Era un nastro di cemento alzato da terra giusto la spazio per passarci sotto in piedi o in bicicletta e chiuso ai lati dalle barriere anti rumore che sono poi dei pannelli azzurrini e verdini che impediscono al rombo dei motori di uscire fuori. L’omino di merda rizzò le orecchie e si accorse che davvero il rumore delle auto arrivava pianino e si chiedeva come fosse stare dentro alla strada perché tutto quel rumore che non usciva doveva rimanere laddentro, come un fiume sempre più pieno.
Intorno ogni cosa era ben sistemata, c’era il bretellone di cemento un poco alzato da terra e attorno il prato era curato, dall’altro lato del Volavolla i prati erano puliti e pieni di alberelli piantati da poco e panchine. Ripensò a tutte le discussioni che c’erano state gli anni prima, quando si diceva che la bretella di tangenziale non era necessaria, che non avrebbe risolto nulla per i lavoratori che tornavano dalla Grande Città ma in compenso avrebbe rovinato il paesaggio del Parco, recando disturbo agli animali e alle piante coi fumi degli scarichi e il rumore. Certo era strano trovare una strada in mezzo al parco ma avevano cercato di nasconderla e l’omino di merda stette un po’ a grattarsi la testa dicendosi che non si sarebbe dovuto trattare di opinioni perché alla fine da qualche parte doveva stare una verità vera (serviva o no? faceva male al parco o no?) ma siccome ognuno sembrava che volesse avere ragione come se fosse una gara tra chi era più bello e non un problema della natura e del cielo alla fine si giocava a braccio di ferro e chi aveva più soldi vinceva senza che si sapesse mai quale era in fondo la cosa vera: serviva o no ai viaggiatori? rovinava la vita del parco o no?
Intanto aveva pedalato sotto la bretella e si era emozionato perché aveva immaginato di essere sott’acqua, di passare in un tunnel sotto l’acqua che unisce paesi lontani. Poi mentre aveva ascoltato che suono facevano le automobili che gli passavano sopra la testa ebbe un brivido lungo la schiena per la paura che tutto cascasse proprio mentre lui attraversava. Infine si ricordò di un grande polipo gigante gigantissimo di un libro illustrato di quando era piccolo e per un attimo pensò che magari era uscito dal Volavolla e si era nascosto sotto la bretella, aggrappato al soffitto e prima che lui fosse arrivato dall’altra parte l’avrebbe preso con un suo tentacolone spugnoso. Pensava a spron battuto tutte queste fantasie ma dopo due secondi era già dall’altra parte, lontano e pedalava e pedalava.
Il cielo era grigio e minacciava pioggia ma lui andava avanti perché il parco non finiva mai e il sentiero che costeggia il Volavolla continuava ben oltre ogni punto dove fosse mai arrivato prima. In lontananza vedeva campi arati di terra bruna e grandi strade e piccole case dietro le siepi. Intanto pedalava pedalava pedalava tra il fiume e gli alberi senza stancarsi.
A un certo punto il sentiero sembrò arrivare alla fine: davanti a una casetta di mattoni con la rete verde curvava e poi c’era un ponticello di legno che portava a una vera strada di asfalto larga e tranquilla, con tante belle villette su ogni lato. Mentre passava il ponticello di legno l’omino di merda si ricordò di un viaggio che aveva fatto tanto tempo prima, quando aveva viaggiato così a lungo da arrivare nel paese più alto del mondo dove le montagne sembrano grigie e silenziose come la luna, dove l’aria è azzurra mentre ti entra nel naso e dove l’acqua scorre in piccoli ruscelli freddi sul fondo delle valli e lì la terra lunare diventa verdissima e tenera. Anche là aveva attraversato un ponticello di legno simile e passeggiando pieno di delizia e di stupore aveva pensato: ecco in questa casa di pietra vivono contadini sorridenti dagli occhi stretti come i cinesi e a parte i fiori e l’aria azzurra io non saprò mai nulla di come è la vita sulla luna in terra. Si chiese allora se magari un abitante contadino del paese più alto del mondo che fosse passato per caso dopo un lungo viaggio sopra quel ponticello avrebbe sentito le stesse cose trovando interessante misterioso e delizioso vivere nella villetta con la rete verde.
Ma intanto aveva continuato a pedalare e aveva svoltato ora a destra ora a sinistra imboccando strade asfaltate che portavano nomi di montagne ed erano tutte uguali identiche una all’altra come pure le villette che stavano ai lati. Ogni villetta aveva il tetto di tegole e le grondaie di ferro e una strascia di verde di prato davanti e una discesina per il garage con una telecamera puntata verso la serranda. Improvvisamente si sentì inquieto perché le villette non solo erano uguali ma sembravano pure tutte deserte. Sulle striscie di verde c’erano a volte dei giochi per bambini: tricicli o macchinine a pedali o secchielli abbandonati lì come se il gioco si fosse interrotto da poco ma non si vedevano né sentivano né bambini né cani né persone sebbene fosse un tiepido e grigio pomeriggio di sabato.
Per fortuna a un certo puntò sbuco su una piazzetta dove c’era una banca coi vetri neri e riflettenti e delle case antiche di pietra e quindi diverse una dall’altra. Ebbe allora una fantasia e s’immaginò di aver pedalato così tanto da arrivare senza essersene accorto in un paese sconosciuto di cui nessuno aveva sentito parlare nella città da cui lui era partito. Pensò che bello sarebbe stato poi tornare indietro e dire al suo amico Ciccio: sai sono arrivato fino a un paesino lontanissimo dal nome misterioso dove la gente è gentile e silenziosa e dove ho gustato cibi strani e buonissimi. Preso da questa idea si decise ad appoggiare la bicicletta ed entrare in una piccola rivendita di alimentari che stava poco lontana dalla piazza. Era una bottega molto semplice, si guardò ntorno ma non voleva comprare né un cespo d’insalata che stava nelle cassette né una vaschetta di insalata russa che stava nel banco frigo assieme ai salumi. Sorrise al commerciante con la pancia e prese una bottiglina d’acqua che il commerciante gli fece pagare solo trenta centisimi. Allora fece un bel sorriso e chiese: - Mi scusi, ma questo che paese è? E il commerciante gentilmente gli disse : - È san frenesio. E lui sorrise e ringraziò ma si dispiacque pure perché sapeva benissimo dove stava san frenesio e non era affatto né lontano né misterioso come si era immaginato.
Quando uscì dal negozio il cielo era ancora più grigio e l’omino di merda pensò che avrebbe fatto meglio a ritrovare il ponticello e tornare alla sua città prima che piovesse. Ripassò per la piazza e vide una vecchia bacheca di ferro battuto messa proprio al centro: era una specie di pannello dove si potevano appendere i documenti importanti per tutto il paese e allora fece apposta a passarci davanti, sperando di leggere una notizia speciale sul paese come una festa o il proclama del sindaco. Invece c’era solo una grande scritta verde che diceva: Lega lombarda - San frenés senza terroni.
Imboccò il ponticello e si mise a pedalare veloce veloce, pensava di essere una locomotiva a vapore con lo sportello della caldaia nel petto e le palate di aria da buttare nei polmoni come fossero carbone e il sudore era la traccia traccia del fuoco. Con la coda dell'occhio vide un cartello che indicava il posto, lungo il Volavolla, dove fu combattuta una importante battaglia nel 1500 ed ebbe la fantasia fugace della guerra di un tempo: le armature, i cavalli, gli spadoni e le mazze per il bagno di sangue e ancora la terra aveva memoria nelle radici dei soldati di allora. Ma doveva stare attento alle discese, alle curve prese in velocità per non finire nel ruscello e anche bisognava evitare chi faceva footing, giovani uomini che correvano affiancati a due o a tre muovendo a tempo gli stinchi magri e pelosi. Il cielo era sempre più scuro ma ancora non pioveva e l'omino di merda era ormai ritornato nella zona del parco a lui nota quando incrociò nuovamente il signore con i capelli di paglia secca e la sua segugina bionda.
Si fermò allora e gentilmente domandò: Vi ha dunque obbedito la cagnolina? si è tenuta lontana dall'acqua?
Il signore fu sorpreso dalla domanda ma subito rispose gentile: sì mi ha obbedito, io le dico così perchè una volta ha attraversato il Volavolla con un balzo per inseguire d'istinto una fagiana e una volta che si è trovata sull'altra riva non sapeva tornare e piangeva e io non sapevo come spiegarle di tuffarsi per tornare indietro. è una brava cagnolina che ha bisogno però di fare tanto moto. L'ho presa perchè assomiglia alla cagnetta che ho avuto per 18 anni e che adesso non c'è più ma la mia Cleo era tutta un'altra cosa, mi stava sempre attorno e mi faceva compagnia nelle passeggiate questa segugina invece corre instancabile ovunque e io cammino solo. se la vuoi te la regalo.
Ma l'omino di merda disse: certo che no, son certo che voi amate anche questa segugina che per sua natura ha bisogno di correre tanto ma nonostante ciò essa pure vi ama, senz'altro quanto la prima. Adesso però devo andare, buona serata.
E riprese a pedalare rattristato dal fatto che anche le coppie di cane e uomo possano essere tanto male assortite dal caso.

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