mercoledì 8 aprile 2009

4anniditeatro

Fuori dal teatro san Ferdinando c’è uno spiazzo e due aiuole piene di cacche di cane dove non cresce l’erba. Su un lato ci stanno tre cassonetti di monnezza, pieni di cartoni e rifiuti. Hanno cercato di farli venire a togliere, visto che alle sei c’è lo spettacolo, ma non è venuto nessuno. I bambini del quartiere giocano lì, ci sta una specie di blocco di cemento, un’arca chiusa da sportelli di ferro, non so cosa ci sia dentro ma sembra un deposito o una scala per i sotterranei. Lì e lungo la ringhiera i bambini hanno raccolto assi di legno e cassette di frutta: è il loro deposito giochi. Tra poco sarà Pasqua e giocano coi bastoni della scopa a portare l’asta col gagliardetto della confraternita come faranno durante le processioni i grandi. Hanno pure incrociato un legnetto sulla cima, per simulare il crocifisso. Nelle processioni delle confraternite dietro sta la banda, tutti vestiti di bianco, e davanti i portatori del crocifisso o stendardo che è un’asta di metallo piuttosto lunga e pesante cosicché per portarla issata ci si mette in vita un grembialino di cuoio contro cui poggiare l’estremità e fare leva sulla pancia.
Il teatro SanF è stato inglobato in un grande condominio giallo piuttosto brutto, anonima edilizia anni sessanta. I due palazzi che gli stanno di fronte e chiudono la piazzetta sono invece molto belli, dipinti di caldo giallo e con le finestre ampie sormontate dalle decorazioni in gesso. Sarebbe bella questa zona, la luce scende facilmente nelle strade e le mura antiche stanno a due passi.
Chi aveva 13 anni adesso ne ha 17 o 18 e c’è tutta la differenza. E chi ne aveva 11 adesso ne ha 15 o 16 ed è proprio una grandissima differenza. Sono scoperte anche queste se non le hai mai vissute, se tu stessa non hai molti anni ed è la prima “generazione” di dodicenni che hai incontrato. Un bel giorno ci si guarda e si vede che non solo la loro voce e la loro altezza è cambiata ma anche il modo di parlarsi, la qualità dei discorsi, la posizione reciproca. Ti stanno accanto e quel rapporto di estrema dedizione e cura con cui li hai accompagnati per un periodo adesso può cambiare. Ci si riconosce e tu hai la sensazione che tutto ciò che hai vissuto e sembrava essere a perdere invece ritorna.
Avendo avuto a che fare con loro nelle scuole medie la sensazione era quella di persone troppo travolte dal cambiamento e dalla trasformazione per dimostrare coerenza nei comportamenti. Per spiegarsi meglio: ci sono i caratteri, le inclinazioni, le personalità che si formano ma la volontà che dovrebbe sostenere i propositi è ancora immatura e sottoposta a troppi scossoni emotivi. E anche le ricerca di un’immagine di sé segue troppe sollecitazioni, il mondo intero diventa uno specchio parlante moltiplicato per ciascun ambiente o persona che si incontra e loro oscillano tra impostazioni, certezze e dubbi senza conservare troppo ricordo dei vari sé da uno stato all’altro.
Non sono più bambini/e e quindi non hanno più lo stupore e l’incanto e la credulità. Hanno la forza in cambio e le prime idee sul mondo, sulla verità, sul senso dei rapporti fra individui e società. Intanto li frastorna un lavorio interno, sembrano attraversati da un forte vento oppure presi dalle visioni, non pare che abbiano il senso del tempo e ogni passione diventa tutto al momento e nulla la settimana dopo. I discorsi sono recite che provano come vestiti, cercano di aderirci e se li deludono li abbandonano senza memoria. La preoccupazione per l’apparenza verso gli altri o l’adesione a un codice che sia condiviso li domina in continuazione, senza il correttivo di ciò che nell’adolescente più grande è la vita etica o comunque la compassione, l’ascolto, la considerazione dell’altro che hai davanti. Sempre mi viene in mente l’espressione di maria montessori che definisce le persone tra gli 11 e i 14 anni neonati sociali. Il loro egoismo sembra quello del neonato, il loro bisogno di cura altrettanto e l’enormità degli avvenimenti che li attraversano non appare all’esterno. Sono i neonati nella famiglia sociale, sono altrettanto esposti e ricettivi, altrettanto delicati e vulnerabili. Gli si può fare di tutto e in effetti gli si fa di tutto, li si incanala in un destino determinato con una brutalità collettiva che rivela molto sui rapporti di potere effettivamente vigenti. Stiamo ancora aspettando il progresso per ciò che riguarda la considerazione delle persone in quella età.

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