San pietro a patierno è un pezzo di napoli nord che sta un po’ sé. Sembra sempre lontano, quando qualcuno lo nomina è come se dicesse laggiù laggiù. Il fatto è che è napoli ma non è proprio napoli e non è nemmeno periferia. Non è casoria insomma né piscinola o mugnano, è san pietro a patierno. Si passa il quadrivio di secondigliano, con la sua colonna nera al centro, l’edificio neoclassico diroccato ex scuola elementare e ora assurda sede dei vigili, il ricordo della voragine che inghiottì e uccise 4 persone anni fa e si va dritti fino a una barriera invisibile, si entra a san pietro. Lontanissimi e vicini. Molte case vecchie, di un secolo e passa, belle e fottute e poi altre, il sole forte, i giovani fuori al bar a ciondolare, un centro storico da paese ma non convulso come secondigliano.
Eravamo ferme su un marciapiede tondo al centro di una piccolissima rotonda, riprendendo l’imbocco della strada piena di panni mossi al vento sui balconi di case basse e con una cupola di chiesa azzurra in fondo. Si ferma a domandare un signore in macchina, ma che state facendo chi siete, amichevole e curioso napoletano malandrino, ha gli occhi azzurrissimi, un ragazzino seduto dietro e due donne. La mia amica è francese, lui dice faccio il becchino, lei non capisce ma io nemmeno, o non del tutto, altre due battute sul fatto che abbiamo fatto una cosa alla scuola media lì vicino, anche il figlio ci va e voi dove abitate poi non ho capito gli chiedo: che fate? lo schiattamuort mi dice. Mi sembrava proprio bello, la francese non capisce, normale.
Diciotto di loro, una classe vivace e armoniosa davvero mi sembravano tutti belli. Ma che vuol dire poi come se un’altra classe piena magari di disperati e infelici non possa sembrarti altrettanto bella. Dipende anche dall’assortimento, dalla miscela di caratteri e personalità che si crea. Ma davvero sembra un gruppo sano. Non devo condurre io, collaboro nel senso che sto dentro e faccio tutto ma conduce un altro, che conosce il metodo di A. Boas il TdO. Tutti i metodi del teatro sono belli, chi più chi meno. Tutti i ragazz di 11 anni sono svagati chi più chi meno. E quindi. Quindi adesso mi ricordo come è complicato e fisicamente impegnativo, e come sono io e come mi sono trovata bene a incontrali così per giocare e non altro. Il conduttore a tratti sclerava.
Poi c’era la telecamera, la francese riprende, io continuo a far finta di voler imparare qualcosa su come fare audiovisivo ma poi mi sembra impossibile sapere tutti quei pulsanti e cavi e trucchi informatici, apparati e linguaggi, tanto più ignorando proprio di base come cazzo possa accadere che tutto finisce spostato da un mezzo all’altro e poi combini: non è più la pellicola che tagli e incolli qui cosa succede? Troverò qualcuno che lo sappia spiegare bene.
Poi non sto scrivendo né di bruno e gli altri né dell’omino di merda né di niente. Però ho visto un film meraviglioso Cenere e diamanti di Wayda che è Godard e Bunuel assieme, dove un cavallo bianco attraversa la strada di due giovani uomini e i loro destini si compiono sullo sfondo di un dopoguerra dove tutto è corrotto e indecifrabile, finito l’eroismo ora ogni porta del palazzo è contigua, il potere anzi il dominio coi suoi cerimoniali si mostra inquietantemente simile nell’amico e nei nemici, l’ultimo respiro della giovinezza l'ultima illusione d'amore è il solo alito che ci lega al mondo come impasto sanguinoso e poetico di terra e vite eterno.
Poi venerdì scorso c’era una luna bellissima a napoli e a teatro ho visto Cet enfant di un francese Pommerat che ha scritto e creato sto spettacolo con la sua cumpa dopo cento e passa interviste a genitori in normandia. Encomiabile e interessante, Famiglie vi odio o piuttosto genitori studiate e pensate o ancor meglio non lasciamoci soli con tutta questa dolorosa ignoranza. Non un capolavoro ma un bel lavoro, se non avessi appena letto un libro di Laing (I fatti della vita del 76) mi avrebbe stupito di più ne sono certa mentre adesso mi veniva da dire sì bello, bene, grazie ma tu di tuo, di trasfigurazione contemporanea nel teatro, di potenza che c’hai messo? Serve perché siamo ancora fermi là se non come dico sempre scivolati ancora indietro.
P.s.
il laboratorio coiragazzini della media poteva andare meglio, un vero percorso sul teatro dell'oppreso avrebbe richiesto molto di più, conveniva lasciare più spazio al gioco e alle loro libere espressioni ma comunque è stata vita. All'uscita ho fatto delle foto alla situazione del cortile e alla pista d'atletica. Auscire fuori della classe e lavorare assieme si guadagnerebbe salute.
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