Ieri sul giornale la notizia di un sessantenne che spacca a pugni i denti di una ragazza nera che indossa una mascherina post operatoria sul viso. Urlando come un pazzo frasi razziste. Questo può accadere. Giovane donna straniera che si copre il viso vuol dire oggetto di odio disprezzo e violenza. Un ritardo culturale drammatico nella modernità diventa oggi il terreno di coltura per una fascistizzazione generale della popolazione italiana (né società né cittadinanza questo adesso è solo popolazione). Il cattolicesimo come sentimento dell’infallibilità e come arroganza razziale, il cattolicesimo come teoria dell’Unico: nostro il trono, il giudizio, lo splendore, candido papa e soglio, roma capitale del mondo e amore solo per chi è come deve essere. Non avete avuto imperi, non avete perduto niente costringendovi almeno in superficie a guardare in volto gli schiavi e a dire fratelli noi abbiamo sbagliato, mai recitato questo neanche per finta. Non si parla più di resistenza di fascismo di corruzione, non è più beffa qui siamo al dramma. E se ragioni e argomenti fra te e te subito l’immaginazione facilmente ti fa sorgere innanzi un esercito di borghesi benpensanti con la bocca piena di ragionamenti abominevoli che giustificano la morte oscena. Dopo il terremoto in abruzzo mi dicevo: in pakistan due anni fa centinaia di migliaia di morti e qui nessuno ha voluto saperlo, adesso una commozione fittizia consumista a cui niente e nessuno sull’arena pubblica si sottrae. Come ieri quella storia della giornalista americana Saberi liberata, diventa 3 pagine di apertura su tutti i quotidiani: ma che senso ha? È il caso su cui si gettano le iene, la pupattola giornalista è la bambola non diversa da madonna o britney, fantasma consumabile dalle pulsioni omologate che ci proiettano lo stereotipo della fanciulla miracolata e di nuovo via con la commozione.
Oggi sul giornale la notizia di un concerto dell’ultimo vincitore della trasmissione televisiva sui talenti della defilippi. Sospeso perché presenti troppi bambini che svenivano a causa dell’attesa, della folla, della situazione. Per un anno il loro tempo e spazio mentale è stato occupato dalla trasmissione, poi l’adolescente su cui proiettano affetti e identificazioni esce dallo schermo e tramite l’acquisto di un biglietto diviene visibile e sperimentabile, si dà l’occasione di un’esperienza. Non sanno certo che sarà ugualmente fittizia e passivizzante, che avrà lo stesso sapore e qualità delle ore passate in ebetitudine sul sofà, questi bambini possono chiedere e ottenere di andare a un concerto e si ritrovano nella prima esperienza di calca urlante e di fatica della massa al fantasma. Alcuni non reggono e il concerto salta. America oggi.
Domenica in barca a vela nel Golfo di Napoli. Sembra passato un mese. C’era vento e cielo terso, la barchetta filava inclinata a seconda dei bordi e si avvicinavano ora sorrento ora il capo di posillipo. Al centro la gigantesca nave cinese con le torri di container sulla tolda, si pensa subito a saviano all’ano del mondo che secondo lui è il porto di napoli, si pensa a lui perché ha disegnato l’ultimo frattale dell’economia globale a comprensione di comune lettore. Ma adesso è tutto distante noi sediamo nel pozzetto della barca e gli occhi bevono il paesaggio, le case le case le coste il vulcano mentre si fila e non c’è motore combustione nulla, è il legno e la tela e il vento e la tecnica umana, nella mia testa agisce come sempre il nesso mare avventura lo declino nuovamente e mai smetterò di farlo, ma in questo nostro filare ora in silenzio ora di parole leggere c’è un peso e lo condividiamo, a terra la aspetta un dolore e un peso che devi velarti gli occhi, proteggerti, staccare come oggi i piedi da terra e vivere in barca dove tutto è teso alla cura e al governo del legno che è mestiere abilità talento e salvezza, si allarga il respiro e si semplifica e rafforza la vita e lei ne ha bisogno perché come fa una madre a portare il lutto in vita mentre la sua ragazza lotta contro la malattia?
Ieri in metropolitana Vandana Shiva ci supplica di credere che sia possibile fare qualcosa per la terra e la vita umana. Ci pensavo mentre lavavo i piatti l’ultima volta: non sprecare l’acqua, tornare indietro di poco alla fatica naturale dei nonni ma mica davvero, fare solo diversamente da adesso ma non uguale a prima. Il mutamento è avvenuto, si può predicare e sperare, null’altro. Minoranze ma attive. Solo questo. Domenica tornando a casa mi dicevo: ogni giorno di sole splendente miliardi di esseri umani non hanno il conforto di un albero o di un prato o spiaggia ma abitano strettoie di cemento e formicai di pietra, questo continua ad apparire meglio e superiore al resto, questo è. Ma per vandana, caghiamo cmq fuori utopie.
Dopo il metrò sono arrivata a scuola, di pomeriggio. C’erano le due segretarie storiche, le cape insomma, che ci stanno da dieci anni e sono le padrone. Mi siedo, firmo i fogli, mi metto comoda a vedere che succede. Arrivano i docenti del CPT, il serale , si siedono sui tavoli, indolenti, confidenziali, si passa in continuazione dal napoletano all’italiano, le arguzie una dopo l’altra: un proverbio storpiato, un lazzo, una frase iniziata da uno e chiusa e dall’altra. Una collega (?) racconta che la bidella ieri le è entrata in aula a 1quarto d’ora dalla fine pretendendo di pulire e si sono scontrate. Che scandalo. La imitano, dicono che è una vaiassa, imitano il suo napoletano stereotipo e marcato, le braccia sui fianchi, la mimica facciale e nel fare ciò loro sono però lo stesso, prendono in giro ciò di cui loro stesse si compiacciono, so sempre in anticipo che diranno e con quale tono, è un genere, è come quei canali della tele locale che mandano a nastro film di totò. Un signore unto e obeso che non ho mia visto ci porta il caffè nei bicchierini mono uso, il sole splendido filtra dalle grate, conto i ritratti di padre pio, sono tre, uno grosso grosso e due più piccoletti, poi torno a compiacere le due vestali dell’amministrazione, sono acide, soddisfatte, non abbassano la guardia, oramai non ho più paura di queste cose. Tutti parlano male di tutti, per tutti si lascia cadere dall’alto un favore oppure si nega arbitrariamente, in palio non c’è nulla ma si gioca il gioco della diplomazia e del potere, machiavelli e pomodoro. Continuano a parlare male della bidella e della preside ma intanto mi dico mentre i colleghi del CTP siedono qui e bevono il caffè e il tempo prende questa veste di lusso, si getta con sprezzatura: dobbiamo stare qua, qua abbiamo da fare, questa è la giornata e tutto va bene, mentre stanno qui, in classe al loro posto chi ci sta?
Arrivando sul bus ho incontrato Massi, adesso avrà quasi sedici anni, non va a scuola mi dice. E che fai? Nulla. Poi si gira verso la ragazzina che tiene per mano e sorridendo: Faccio il badante. Ridiamo, so che aveva una fame d’affetto pazzesca e ora che stringe la mano della ragazzina tutta la sua bella intelligenza può venire fuori ma dove va, ma chi se lo caga e come loro tutti questi che escono dalle medie ma dove vanno, come lui ce ne sono tantissimi. Insomma.
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