venerdì 17 ottobre 2008

verso il bosco

vado a correre al bosco di capodimonte. il polmone della città come il mio, un'ora al bosco e puoi sopportare la cattività di cemento. scendo già in tuta e felpa, prendo il bus a piazza dante e scendo lassù. poi corro.
non mi porto nè libro nè giornale, non mi porto nulla e durante il viaggo guardo lo spettacolo. L'ultima volta c'era una vecchina, vestita di nero, secca, ero seduta dietro di lei. a una fermata sale un'altra donna anche lei anziana, mi alzo al volo, siede lei e iniziano a parlare, si conoscevano. la prima vecchina parla e ha una voce sottilissima pigolante, presto mezzo orecchio e sento nominare il papa, la messa, i vicini di casa. vecchi.
Poi salgono una mamma e un bimbo, con zainetto e grembiule, una testina tonda e gli occhi grandi. stanno di fianco a me, il bimbo inizia a raccontare, dice che x si è seduto accanto a lui oggi ma lui si è spostato. bravo dice la mamma. lui continua a raccontare, la madre mi guarda, non vuole che nessuno senta le innocenti delazioni, si spostano un poco e lei sta col mento sul collo, chinata su di lui che accanto parla. e vedo due cose, la madre che vive l'infanzia, le donne coi figli mi dico, quanta infanzia nella vita coi figli. e le abitudini i legami oscuri la potenza insomma del plagio perchè lui racconta mi dico e in qualcosa sempre la vorrà compiacere, lei su quei racconti vede proiettata la sua fantasmagoria, mi dico se gli insegna il disprezzo per un altro, la superiorità, anche la malignità magari.
poi è salita una che sembrava uno, riconosco benissimo quel sembrare un ragazzino, le donne noi donne che possiamo a 40 anni sembrare un ragazzino quando metti i jeans il giubbotto lo zaino e i capelli corti, e penso alla diversità, a come bisogna lasciare adesso che esplode si apre si cambia adesso è più difficile contestare questa diversità, qualsiasi, quante sfumature che follia insistere ancora per ricacciare in gola il rompete di righe. poi il Bosco.

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