Bosco. Le zone umide, odorose, le puzze a tratti. I prati soleggiati, le erbe, il sole che purifica. e i viali ombreggiati. In certe zone più nascoste sicuramente s'incontrano per...non so credo di aver sentito una volta l'odore di sperma, ogni tanto fazzolettini a terra e un paio di volte uomini che salutavano rapidi. è pur sempre la città, anche qui ci saranno costumi impliciti che non vedo, pertinenze. e mentre insisto e insisto, spezzo il fiato lo riperdo cammino riparto insisto, vedo il bosco. Quello della bella addormentata, dell'isterica, signori, di questo animale caleidoscopio, la djuna barnes l'isterica addormentata nel bosco dei sentieri intrecciati, delle connesse pulsioni. Il bosco della putrefazione anche cioè della guerra, come quando una sera alla Vernavola correvo che già finiva il crepuscolo, dieci minuti in cui saliva come acqua lo scuro, si perdevano davanti ai piedi i particolari del terreno e tra un albero e l'altro, ai lati, si faceva nero. lei correva sempre più veloce perchè presto aveva sentito smuoversi come serpi sotto il tappeto di foglie. scheletri di soldati, sdraiati supini coll'elemetto in capo, e il braccio teso per afferrarle il tallone, erano scheletri di soldati che volevano afferarle i piedi e trascinarla in terra a condividere la festa dei vermi, l'ebbrezza panica, e storica.
Tornando verso l'uscita una coppia giovanissima spingeva un passeggino ridicolo, rosa, alto con tettuccio e pure la girandola, seduta su questa pretenziosa portantina la bimbetta era stata vestita come un giocattolo, tutta in rosa, con la fascia le mollette e il ciuffetto, calzata e ricoperta di tanti abitucci lucidi di lusso. e mi chiedevo lei stupefatta come inquadrava il mondo da quella prospettiva, come gli si presentava da sotto quel baldacchino che pareva circo e pubblicità assieme, piccolina.
Il richiamo del bosco, al sesso, al complicato inconscio, alla violenza.
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