ieri sera visto Valzer con Bashir. Ci sarebbe troppo da scrivere; non ora. Il film rimane per giorni, tocca, come può ma non male, questioni fondamentali. Senza separarle da quelle storiche puntuali. Come può. Non solo memoria, colpa, senso. Quella guerra, quello stato. Ma non dico altro, ho bisogno di nominarlo perchè mi ha lasciato una profondissima sensazione equorea. Per interpretarla dovrei rivederlo, e non è una prospettiva gradevole.
Stamattina appena svegliata dai sogni ho realizzato che la chiave è lì, nel mare. Il protagonista e i due ex commilitoni di cui, tentando di ricostruire il ricordo, raccoglie gli aneddoti, raccontano tutti immagini in cui l'ambiente equoreo è determinante. Uno nuota di notte, a largo, così a lungo da riunirsi dopo tutta una notte alla deriva alla sua stessa compagnia. Un altro sogna di essere portato via sull'acqua da una gigantesca donna meravigliosa. Il regista si vede immerso nel mare davanti a Beirut su cui nevicano i razzi. In tutti i tre casi carneficina e colpa come sfondo. Nel film, dallo psicologo, viene data una spiegazione del mare, del suo rapporto con le modificazioni della memoria. Ha a che fare con la paura dice, e poi con l'identificazione. L'impossibile identificazione con la vittima. Ma....
Sempre lui il padre madre divoratore culla, il mare dove tutto è identico e uno si differenzia. ma questo è ciarpame primo novecentesco. la questione qui, domani, è tutt'altra.
(sul film vedasi articolo morreale, sito Lo straniero)
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