domenica 22 febbraio 2009

capre e capretti

Visto spettacolo Stranieri del Teatro delle Albe. Lascia stare la qualità generale del testo, che può lasciare adito a insoddisfazioni e dubbi vari, lo spettacolo in sé, la messa in scena e il contenuto fondamentale sono molto interessanti. Alta Italia. Alta Italia. Facilmente il bunker e i rumori che lo scuotono (spettacolo per trenta da vedere in un container apposito, chiusi, molto vicini agli attori) riconducono al profondo, che sia facile o meno si ottiene il sollevamento della couche più interiore. E così trattando senza ironia la morte, anzi rappresentando con pochi complimenti le esequie, si materializzano i fantasmi che abitano la mente, l’altro che sono io, lo sterminio speculare che si fa del mondo con le idee politiche e del prossimo con le idee sentimentali. Capri sacrificali ovunque, il figlio i figli che una coppia di adulti abbrutiti uccide in una vita con troppe morti; la morte che non ci coglie dunque soli ma ci getta tra coloro che già calarono vivi nel trabocchetto; la paura famosa che mangia l’anima e la luce che ci verrebbe dall’aprire con meno timore al famoso altro. Più Alta Italia. Parla insomma un po’ di tutto questo, bravi e sopra a tutto l’attrice, E.Montanari, straordinaria. Non mi capacito che non vi sia artista che non decida di scrivere per lei sola un pezzo, fosse pure breve ma al servizio di quel fuoco qualcuno dovrebbe farsi ispirare. Vabbè.
Si collega a questo la storia rumena della Capra e i tre capretti. Sulla bancarella ho acquistato edizione Bemporad e figli anni cinquanta: libro illustrato benissimo e storia atroce. Una favola rumena tradizionale che vale per qualsiasi scena in cui l’orco è in famiglia. Il compare della capra è il lupo che approfitterà della sua assenza, è andata a procurare cibo, per divorare due dei suoi tre capretti. Tremenda la vendetta della capra ma intanto quei due sono morti. Atroce il dettaglio delle testine mozzate messe sul davanzale che la capra tornando crede essere i suoi piccoli in attesa. Quel particolare così macabro significa ancora meglio la storia dell’orco in famiglia, di chi usa violenza ai bambini e alle bambine e poi loro continuano a sorridere, se li vedi da lontano ti aspettano come sempre invece li hanno macellati. Tutte le storie che ho sentito dalle case in affido, la violenza che si fa sui bambini ogni giorno. E la romania come simbolo di una nazione che a tutti i figli ha fatto conoscere la pancia dell’orco. E che cosa accadrà? Intervistare grazia fresco.
Sempre di questi tempi l’ossessione sulle donne. Da Eluana alla legge contro gli stupri. In questo scatafascio, in questo vaudeville abissale in cui ci apprestiamo a finire il primo decennio, quando i partiti si chiamano per un popolo di semi analfabeti PD e PDL, sembrano cazzate ma è vero, come è vero che se tu metti la tua amante pornsoft alle Pari opportunità il paese precipita, indietro e indietro. Il reflusso degli anni ottanta non è finito, il grosso della merda torna indietro adesso, a tratti hai paura che direttamente dagli anni quaranta una valanga di merda risalga la cloaca, perché non avete fatto attenzione ci dicono, non siete stati attenti all’igiene.
Ma non potevamo cazzo non potevamo, va bene hitler ma qui siamo miliardi e miliardi, siamo cambiati così tanto ci siamo estesi noi tappeto fiume grande organismo di unica carne, fino a quando non si troveranno favole e credenze per rappresentare la moltitudine e dal medioevo non uscirà la storia di un unico sangue credo che…. ma che cazzo dici. Rimane la questione femminile, poverine, povere mostruose deboli limitate adesso basta però, il femminismo è stato quel che è stato poi gli anni ottanta ma adesso non deve cadere del tutto quell’appello: la donna è rovinata, che rinasca la donna. Per tutti e tutte il desiderio di un’altra specie.
Fatto sta che la sera ho visto Vogliamo anche le rose con mamma e la mattina dopo mentre ero in ospedale in fila al CUP per prenotare attorno al banco accettazione è arrivata questa ragazza giovane magra sui tacchi una bella coda riccia e gli occhi un po’ tirati da cinese e ha detto: sono qui per l’interruzione volontaria di gravidanza. L’infermiera è saltata sulla sedia: - Allontanatevi, allontanatevi vi prego, per la privacy. Tanto avevamo sentito tutt oramai. Ma non è la coincidenza che la sera prima nel film si sente leggere il diario di una ragazza che abortì nel settanta. È che quella vita, quelle promesse che nacquero dopo la guerra, che ho ritrovato (sempre alla bancarella in una raccolta di rivista francese 76-77 Ah, Nanà! di fumettiste donne, stupenda)quell’aria di possibilità sta cadendo. Lei la mattina va da sola all’ospedale nello stesso posto dove altre stanno con la pancia e altre piangono perché a loro non viene lei va e dice vorrei interrompere. A tratti penso che siamo così di pongo, che si potrebbe spremere di meglio sicuramente di meglio dalla gente di questo paese, anche adesso che vedo i cani neri in agguato ovunque rimane quell’idea che basterebbe poco per far andare diversamente. Nessuno secondo me lì in coda allo sportello ha provato orrore e fastidio o pensato nulla di lei che viva una mattina andava verso la sua storia.
Come se non sapessimo che in questa massa democratica accadrebbe che molti e molte basterebbe loro impegnarsi e giocare, la sera i grandi falò e le feste e gli hobby dal legno alla fotografia e lasciare le genti in pace abbiamo sognato e previsto così tanto male che di utopie oggi non sappiamo neanche fare uno schizzo.

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