sabato 19 settembre 2009

7-11 settembre

La seconda settimana in sede la faccio breve. Lunedì 7 avevo ancora il corso sui cittadini terzi. “Un conto è la carta, un altro i nostri accordi” ha detto la coordinatrice dell’associazione X. E infatti arrivando alle novemmezza, iniziando alle dieci e andandosene a mezzogiorno di cinque ore cartacee ne escono due reali, compresa la pausa caffè. Intendiamoci: per me lo scandalo è dappertutto. Questo della scuola napoletana è solo un osservatorio, un micro-mondo da cui guardare lo stato attuale della nostra convivenza civile.

Lunedì 7 una ragazza che non ha mai fatto sport, senza trucco e fiacca ha proiettato sul muro delle slide inutili, commentandole con voce monocorde, sempre più rotta da sospiri e tremiti nervosi man mano le colleghe a gruppetti prendevano a chiacchierare fitto o a entrare e uscire di continuo (hahahaha). Ho saputo che a Napoli ci stanno meno minori migranti che in tutto il resto d’italia, perché ci si sta male ed è terra di passaggio. E che san Lorenzo è in compenso il quartiere dove ce ne stanno di più, cinesi in primo luogo e poi in proporzione decrescente cingalesi, europei dell’est, indo-pakistani, africani, latino americani.

Martedì 8 mi trovo con i Magnifici 4. MRV è di cattivo umore, per il mal di collo dice. Ci studia e sbuffa. Stiamo un paio d’ore in un’aula del secondo piano dove non parliamo di nulla. Il giorno prima mentre ero al corso loro hanno fotocopiato le indicazioni ministeriali per la programmazione; oggi alle mie domande ricevo spiegazioni fumose, frasi che nei prossimi giorni diventeranno ritornelli. “La gente si iscrive ma poi li perdiamo, smettono di venire”. “Se si è fortunati c’è il gruppo bello ovvero adulti motivati. Se si è sfortunati, come capita sempre più spesso, ci sono molti ragazzini e ragazzine di 16-17 anni, cacciati dalle medie la mattina e con quelli è difficile, non si tengono e fanno fuggire anche gli adulti”. “Non dovremmo servire a questo, loro se li levano da davanti e li mandano al serale”.
Mi fanno vedere le prove d’ingresso che hanno usato l’anno scorso e si dice subito che vanno bene. Si stabilisce solo che cercherò un brano nuovo per la comprensione del testo, dato che quello vecchio non andava bene (“è noioso, non lo capiscono o non si mettono a rispondere alle domande”). I testi di ingresso fatti come sono fatti sono solo delle schede idiote, create un giorno da qualche volenterosa e poi replicate all'infinito. Servono per fare atti di protocollo, per dare l'illusione dello standard sceintifico. si suppone che un insegnate dopo le interpreti per dedurre i bisogni formativi dell'individuo ma in realtà sono utili per riempire la fase delicata dell'approccio con qualcosa di differente da un'autentica strategia di reciproca conoscenza.

Mi offro di preparare un questionario “simpatico” per sondare passioni abitudini inclinazioni ma è un’ida che trovano troppo originale “Ma no vedrai, meglio non confonderli, poi si capirà dopo”. Mi ripetono: “Vedrai che siamo noi che dobbiamo adattarci a loro, non il contrario. Eh poi capirai…”. MVR mi studia, Magamagò è un mostro.

Mercoledì 5 ho di nuovo il corso “Arrivi Differenti” (è fatto col Fondo Europeo per l’Integrazione di Cittadini di Paesi Terzi, ma il suo nome è questo, bello no?). Arrivo indifferente alle novemmezza e la coordinatrice mi dice: “non c’è il corso oggi, la formatrice non ha potuto venire, firma qui”. Firmo il registro di entrata e uscita, come se ci fosse stata lezione. Bello no?
Raggiungo i Magnifici quattro (la collega d’inglese sta sempre appoggiata e attende) che nella stessa aula di ieri stanno dicendo le stesse cose di ieri. Parlano del prete che pretende che gli stranieri che manda lui abbiano la licenza media ma MRV glielo ha detto: “non parlano italiano, come si fa?” e quando lui ha risposto: “facciamo un corso intensivo di italiano, ve li mando tra un mese”, lei ha risposto: “ma vengo anche io allora, se potete insegnare l’italiano in un mese io mi imparo tutte le lingue, inglese francese e altro ancora”. Inglese, felice di fare polemica anticlericale: “Eh certo è il metodo carismatico che hanno loro, basta imporre le mani”. “Ah allora la pensiamo uguale” e così MRV e Inglese solidarizzano sulla loro sinistrità e mangiapretità. Tecnica precisa che lei è cattolica credente ma questo prete ha proprio sbagliato, non si fa così. Maga magò dice: “No così non si fa eh”. La stessa conversazione verrà replicata più e più volte in più e più giorni. Cerco di chiedere come facessero con l’orario, l’organizzazione degli spazi e delle lezioni e non riesco a farmi dire nulla.

Giovedì 6 ci troviamo alle novemmezza nella stessa aula. L’orario dell’anno passato è scritto a penna su un foglio protocollo a righe spiegazzato. Non si capisce nulla di niente. Una prima ora è dalle tre e mezza alle quattro e mezza. Poi ci sono due lezioni d un’ora e mezza. Sembrerebbe che ci fossero due sezioni ma poi in ogni quadrato i nomi delle materie sono messi a caso. I Magnifici intanto parlano: “eh gli iscritti ci saranno vedrai il problema è tenerli”. “No l’aula informatica non la usavamo”. “Non sappiamo se c’è la televisione, forse. Ce n’era una nella sala in fondo, l’avete vista ieri?”. “Da settimana prossima allora andiamo là in sede e vediamo come organizzare eh”. Io guardo e riguardo quella cosa che chiamano orario e inizio a capire che sono di fronte a qualcosa di totalmente inedito.

Dai conteggi risulta che qualcuno faceva tredici ore, qualcun altro diciassette e qualcuno 19 ma le tre colleghe mi dicono di lasciare perdere, che quello era orientativo. A scampia succedevano altre cose, mi ricordo. Per esempio un anno l’orario provvisorio è rimasto in vigore fino a novembre e c’era gente che faceva meno ore delle sue. C’erano persone che avevano sempre le prime ore e altre sempre le ultime. Anche a me è sempre andata bene,pure perché ero la protetta del collega che faceva l’orario... Una volta racconterò della festa che fecero quando Floria andò in pensione, un vertice della mia esperienza con la scuola pubblica del ghetto.

Mentre noi nulla facevamo in un’aula altre docenti nulla facevano nelle altre a parte qualche maestra che aveva iniziato a dare una pulita con le bidelle, a spostare un poco i banchi, giusto così, per dare una sistemata all’aula visto che tra tre giorni avrebbero accolto bimbe e bimbi. Venerdì invece non c’era nessuno, solo noi del corso Arrivi Diff. Quando arrivo, in ritardo, vedo un uomo triste spiegare alle colleghe che le ucraine lavorano come badanti e pulizia e a casa gli uomini, privati del ruolo di capofamiglia, bevono e si deprimono. Decido di fuggire, firmo e me la svigno. Non metterò piede per un pezzo nella sede centrale e così ne approfitto per un ultima visita al museo dell’incongruo. Nel corpo di collegamento trovo le aule delle materne, appena ristrutturate che sanno ancora di vernice e senza arredi. Un po’ dappertutto scopro anfratti dimenticati, attraverso tramezzi sfondati accedo a zone off limits, con ascensori ancora imballati, mai usati e già da buttare, cessi inutilizzati che perdono acqua, cataste di roba dimenticata. In un’aula ancora in ristrutturazione ci sta un vecchio pianoforte. [cliccare su foto per vedere]
Album senza titolo

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