Gipi in televisione ha detto: Eravamo giovani ed eravamo soli, non bisogna lasciare soli i giovani.
Questo ricordo, questo so, della grande indecifrabile incertezza che mi ha lasciato quell’amore fondativo, questo posso dirlo: eravamo soli, non abbiamo trovato un maestro, un adulto, una zia, un cognato, che ci tendesse una mano a un certo punto. Ma so che abbiamo peccato tanto di autocommiserazione e quindi la smetto.
Del resto a drogarsi come disperati, a impazzire sui libri sui quadri e sull’alcool puro siamo stati noi, noi non abbiamo lasciato il collegio per andare a bologna o a roma e così è.
Adesso invece?
Adesso beviamo pastis in un localino di torino pieno di bella gente, attaccato al muro c’è un culetto rosa con un ditino curioso che cerca, gli avventori sono ebbri brillanti e amichevoli e le avventrici ancora di più, noi beviamo pastis e ci riappropriamo dei ricordi che per anni sono stati lassotto. Di colpo realizzo che quando nei trentanni mi sono tanta vantata di reggere ogni cosa, tuti i tipi di winedrugandwalk, è perché mi ero ben allenata. Bevendo e giocando al margot di Torino, ho ricordato di essere collassata in una pozzanghera in via melchiorre gioia cercando di arrivare al leonka; in un bar di amsterdamm dopo aver ordinato un bapao, uscita e stramazzata per via; dentro l’installazione di dubuffet al beaubourg di parigi; in una catapecchia di loschi bevitori d’oppio sulle montagne dell’atlante in marocco; in vari angoli di pavia e di brescia e di milano. Bello.
E poi che ho fatto a torino quella poetica notte in cui h rivisto D. eravamo lievi e contenti, abbiamo discusso malamente sulle femmine e i maschi, sul calcolo e l’opportunismo; abbiamo parlato dei neri dei sogni della politica tutta, abbiamo ballato nei locali dei murazzi come forsennati (io che non ballo mai mai) e poi nell’università occupata ancora aperta alle tre di notte. Mentre arringavo sull’infanzia e le donne, sull’umile combattere dell’educazione libera per i piccoli il muro era tappezzato di cartelli «scuole e nidi d’infanzia»; mentre attraversavamo la piazza di palazzo madama e ci spiegavamo la crisi economica abbiamo visto sulla statua egizia, grande blocco nero lucido, lui egizio seduto perfetto sul trono, qualcuno ha appiccicato un cartello a righe geometriche di pennarello con scrito CRISI. Ci siamo accompagnati un paio di volte a casa senza riuscire a smettere, alla fine una pizza da ciro pizza e birra alle 4emezza con la ragazzina che serve che mi fa “signora lasci, ci penso io”, mentre cerco di raccattare frammenti di pizza dal tavolino bisunto per lasciarlo pulito. Allora ho capito che dovevo andare a dormire. E poi abbiamo palrato di tutto, di gente che non ricordavo più di mario cristina di cui D si innamorò perdutamente ed era bello e dannato come un angelo ma cretino me lo ricordo; di luca celardo il nostro amico di narconarchia da giovani che poi è diventato un grande fisico; di come il fatto di essere schiodati e col rigetto borghese ti fa così e non come silvia che ora è a niu york con la borsa di studio mentre io so stata a scampia e a scavare cacca nell’agro ma mi sentivo felice e confusa e poi sono andata a letto e poi si vedrà. Nottetorino.
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