domenica 29 novembre 2009

invettiva

Alla tele la sera tardi, da dietro il tavolo sporco di fagioli e briciole, dentro alle tele vedo la responsabile del progetto della regione campania, è la replicante n 46798, se guardi bene si legge proprio di fianco allo scollo del vestito, stampato a fiori sul seno abbronzato e floscio, la scollatura che dice nonchalance e arroganza, arroganza e nonchalance, lo dice con la pettinatura, il rossetto, i colori marrone caldo, è una signora, parla italiano e napoletano a scelta, sa cucinare ma fa pure carriera e guai a chi alza la voce e non riconosce che abbiamo davanti una vera femmina, una grande donna napoletana che ha cresciuto i figli e fatto politica, sissignori politica nella scuola, ha cominciato da insegnante e adesso eccola qua, senza rossetto sui denti per una volta e alla televisione, sissignori alla televisione perché lei ha fatto un gran lavoro, ha fatto un bel lavoro, il loro progetto è importantissimo e sono orgogliosi perché adesso parte, anzi è già partito, cioè è pronto a partire, tutto pronto per partire. Mi sento gli angoli della bocca scendere, calare per una ripugnanza che non ho fatto niente per coltivare e che è feroce, contro quella che si poggia con bracciali e collane alla scrivania bianca nell’ufficio n 376508 è solo la replicante n 46798, non è che un’eco, una propaggine inutile e scadente della corruzione, dell’ingiustizia, del fallimento di tutti gli altri. Però adesso è lei che gonfia come un tacchino di compiacimento e menzogna parla al microfono, erutta al ripetitore criminali falsità, senza sapere cosa stia facendo ma totalmente colpevole dice: Terremo le scuole aperte ai territori dove non operano altre agenzie educative, dove mancano realtà oltre alla scuola, le terremo aperte per i giovani di questi quartieri che sono socialmente a disagio e che non hanno altri stimoli culturali, ma non solo per loro anche per i normodotati. Quando dice così, quando usa il gergo, quando il magnetofono retorico sfinterico automatico che le insuffla parola dal culo le deforma la bocca e la fa dire “normodotati”, per un secondo esita, meschina, un secondo solo senza sorriso prima di riprendere perché il circuito ha registrato un’incongruenza, il sensore per il politicallycorrect sottolinea che non si è detto “handicap” prima quindi non si può usare “normodotati”, vuol dire che i giovani delle classi popolari non sono normali, non sono normalmente dotati della stessa intelligenza, delle stesse facoltà, della stessa normalità degli altri. No non lo sono, no non lo sono infatti e io non sono king kong per prenderti e spiaccicarti, io che non ho coltivato questo odio ma mi sento di volare su di esso, di perdere umanità e misura perché vedo i ragazzi e le ragazze morire ai piedi di questi muri di retorica menzogna e potere, li vedo morire letteralmente al piano terra del suo palazzo, signora, e che muoiano nell’ombra nel deserto ai piedi del muro, di inedia materiale e culturale, può essere ma che su questa disgrazia, di questa disgrazia voi viviate e prosperiate, di progetti di intenzioni di film di racconti di recitazioni di interventi e di investimenti, di progetti che sono mattoni del muro questo è brutto, è troppo brutto per continuare ancora, ci deve essere un modo per dire che questo spreco miserabile e protervo che si fa a napoli è l’esatto corrispettivo del controllo razzista e disumano di milano, che in questo deserto di corruzione ignoranza ferocia e prepotenza i ragazzi e le ragazze muoiono ed è quindi vero che siamo alla fine del mondo, di quello che chiamavamo mondo e che i normodotati stanno finalmente morendo come quelli socialmente a disagio, anzi al momento dei morti viventi vedremo chi mangerà chi, gentile signora arpia succiasangue, se lei è il modello vogliamo che succeda il peggio, del resto lei lo sa, si vede dall’occhio di vetro cupo che lei lo sa che i normodotati nella scuola aperta, aperta dai professori e dalle professoresse più ignoranti e affamati, con registri truccati, con la stessa svogliata impreparazione e disprezzo che mettono la mattina in classe, con la stessa cattiva volontà coscienza e mestiere, i normodotati che hanno i corsi a pagamento e i computer a casa non ci andranno no, ci andranno i deprivati, i mostri destinati al tritacarne ma prima gli dovete spremere le ultime stille, dovete divorare tutta l’ultima poetica straziante luce dei loro giorni con un brutto corso di ginnastica, di educazione stradale, di musica, di puttanate ipocrite e inutili che finiranno di disperarli di disgustarli di impoverirli, prima che muoiano la loro giovinezza mentre il professor x ha intascato negli anni migliaia di euro per gestire la sala informatica e non farla mai usare da nessuno se no si vedeva quanto rubava e la professoressa y ha intascato migliaia di euro per organizzare il corso di ballo popolare fatto dalla sua amica a cui dopo due settimane andavano in tre e nessuno ha mai insegnato né imparato davvero a leggere a scrivere a fare a esprimere a sognare a chiedere a disegnare a partecipare ad abitare a socializzare a lavorare a correre a vincere a perdere a concentrarsi a sforzarsi a aiutarsi a controllarsi a cercare a portare a conservare a costruire a progettare a programmare a filmare a raccontare a viaggiare a muoversi ad amare a crescere a giocare siccome non lo sappiamo più fare siccome non lo fanno le scuole né i normodotati né i poveri né i mostri né i semplici adesso conviene forse che muoriamo.

1 commento:

edoardo.acotto@gmail.com ha detto...

ehi... Respira: sei viva