alle tre del pomeriggio i ragazzi stanno poggiati
su tubi di ferro a ridere e fumare
Sotto l’arco antico di pietra grigia e marmo bianco
C’è molta vita
Stanno seduti sui muretti
Nell’oasi tra la chiesa e il varco
Stranieri e donne d’ogni età
Uno cava dal borsello le stecche marroni
Le tiene tra il pollice e l‘indice sotto al naso del nero
Altri bevono o guardano
Il profumo dell’hashish è dappertutto
I ragazzini giocano le donne parlano i cinesi passano
Alcuni sono ubriachi e altri solo tristi
Certe ragazze hanno gli occhi affilati e crudeli
Le unghie e i tacchi delle stesso colore
Colombe e serpenti si inghiottono a vicenda
Il vecchio non vede più l’oggi è ultrabianco
Si stacca dai suoi abiti stessi e il tremore
Appende al braccio mite del ragazzo cingalese
Io mi ricordo che mille anni fa andammo da suo nonno
A palermo nelle notti di dicembre
Nella casa spogliata dai fantasmi
Solo il ragazzo indiano riaccendeva le luci
E ci mise davanti una carta unta col pollo e le patate
Mentre il mio compagno trovava l’ossessione del suo sangue e di una possibile fine
Mille anni fa mentre ora
Il marocchino del bar mi sorride e dice ragazza vieni
Io corro e ringhio
Loro stanno seduti sulle sedie di plastica attorno al chiosco
Gente come minuzzoli o torsi di mela e cavolo
Gente come mare come strame
Incrostate sul sedile attorno alla palma
Le donne dell’est aspettano furgoni e pacchi
Dagli inverni distanti dai focolari remoti e attorno napoli
Come la notte
Lascia cadere dai palazzi eterni pezzi di muro e balconi
Né alle stelle si può chiedere altro
La piazza è come il piatto di una giostra
Tempestato di vetri corone di tappi sputi cicche e guano
Gli ubriachi appollaiati sulle panchine in rottami
I ragazzini contro il muro o fra due bottiglie
Cacciano il pallone la rabbia il rumore
Resistono al vento insolente
Delle moto che li toccano li attraversano li svuotano ma
Io vedo oltre la strada l’ingresso grigio
Della scuola quando
Una vecchia come una regina
Con in testa un berretto da marinaio
Sdraiata sulla grata del gas
Coperta di stracci come pellicce da slitta
Al centro della raggiera di resti sozzi di uccelli e pasti
Ritta ora col busto contro il sole ingiusto dell’inverno
Mi arresta il tempo di sentire ogni cosa girare
Poi attraverso
Le ragazze mi guardano e già ridono
Solo io mi stupisco che la scuola alloggi
Nello stesso grigio palazzetto
Del cinema porno Casanova
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| andando a s |
(cliccare per vedere le foto del cammino)

1 commento:
ma dov'è esse? mi hai fatto venire i lacrimoni. d.
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