sabato 31 ottobre 2009

in ottobre

L'alfabetizzatore oggi: «vieni qui ti devo dire una cosa. Come ti pare quel ragazzo là, ma tu lo conosci?»
«L'ho conosciuto qui, perché?»
«Perché prima è passato e ho visto che guardava dalla porta socchiusa e c'erano la mia borsa e il cellulare appoggiati sul tavolo, poi ero qui sui banchi ad aggiustare le fotocopie e lui è entrato. Mi ha visto ed è rimasto stranito. “Che cerca?”, gli ho chiesto e lui ha detto “Il professore d'inglese” ma non è così, si capiva che non si aspettava fossi in classe. Insomma a roma queste cose non succedevano proprio».
«Immagino».
Questo individuo effeminato, puzzolente di dopobarba, affettato nei modi e vestito di abiti costosi non mi piace. Si presentò due settimane fa con la storia di non accettare stranieri senza permesso di soggiorno al corso d'italiano. Poi sembrava aver messo da parte la questione ed è stato assente. Adesso torna e mi vuole far guadare con sospetto il ragazzo Antonio alto e magro come un chiodo, con la barba da sedicenne, la fatica in faccia e il crocifisso d’oro, da tamarro, sul petto. È un sindacalista, parla sempre della dirigente, della municipalità e di chi conosce in provveditorato, dice che non possiamo usare lo stesso bagno degli alunni, che usare lo stesso bagno dei minorenni è fuorilegge. Una regola per ogni respiro conosce, edd è sempre pronto ad andare dal superiore. Sulla lavagna oggi che ha fatto la prima lezione d'italiano agli stranieri c'è scritto: tu sei bello - noi siamo italiani - i libri sono nuovi - io sono italiano - tu sei studente. Fa italiano per stranieri solo lui, si rifiuta di alfabetizzare gli adulti napoletani che vengono e non sanno leggere. Penso ai volti belli giovani o smarriti che ho visto alle iscrizioni, alla ragazza di non so che Asia arrivata una settimana fa e portata qui dal padre che mi diceva “è arrivata da una settimana” e lei il viso chiuso e triste come una oliva acerba, chissà se le va bene io-sono-italiano-tu-mangi-la-pizza.

Oggi sulle scale di ferro del ballatoio mi hanno dato la notizia. Io insistevo perché non fumassero: lasciate perdere fa male. E loro due guardando il pancino di valeria: a lei fa male di sicuro, fuma qua perché la madre e il fidanzato non glielo fanno fare. È incinta.
Non capisco se mi dicono la verità o meno. È incinta è incinta te lo giuro sulla capa di mio fratello.
E allora è vero. La guardo, è una bambina. Nonostante il suo viaggio da sola dall'ucraina attraverso austria e italia, di nascosto per raggiungere la madre qui, nonostante la sua durezza attenta e consapevole, è una bambina, ha il volto ancora piccolo la pelle bianca liscia e perfetta come una bambola, le mani piccine e tutto a parte il seno così infantile....
“Lo voglio” mi dice. “Io non me lo volevo levare, noi faremo tutto: i soldi la casa ci sono, il padre ci sta e io ci sono, lo voglio, non me lo levo”.
Sua madre all'inizio era contenta, mi dice, “tremava tutta accusì quando gliel'ho detto, non teneva ferma la mano”. Poi adesso è più preoccupata. Mariarca dice: mia madre mi farebbe il tauto già pronto (la cassa da morto, vuol dire).
Le dico che certo le donne sempre hanno abortito ma per ognuna dipende, bisogna pensare e sentire cosa si pensa di potere fare. È una cosa così profonda, delicata e personale che ognuna deve cercare cosa può fare.
Lei mi dice: io lo voglio. È difficile, le faccio io, e anche voi due, col tuo fidanzato dovrete essere bravi. “Ma io lo so come è” mi dice: “ho cresciuto mio fratello qui, e in ucraina due nipotine, io lo so tutto come si alza, cosa si deve fare, per tenergli il naso pulito, per il cibo e il cambio, certo questo è mio ed è faticoso, più faticoso”. Mariarca dice: “io ho ¬¬cresciuto mio fratello ma certo se vuoi andare a comprare un vestito non puoi, lui c'è sempre, non può più fare nulla come adesso”.
“Sì”, valeria ci pensa con sforzo, gli occhi un po’ d’acqua fredda, “non puoi più ma poi a tre anni c'è la scuola e io intanto avrò preso la terza media e posso cercare lavoro. Ma qui come farò a venire tra qualche mese?”
“Come farai, vieni e basta, perché ti chiudi in casa?” le dico sorridendo e mariarca: “mia cugina veniva al serale con la panza innanzi”.

Poi viene Antonio, il supposto ladro, il 16enne magro e incerto come un lupo di primo pelo. Mi dice che vuole la terza media per andare sulle navi come il fratello. Se la prendo...
“Certo che la prendi gli dico, perché no?”
“Eh perché anche a scuola mi dicevano la prendi e poi 4 volte mi hanno bocciato. Ma facevo chiasso eh, qui sto facendo bene”
“Certo, adesso hai 16 anni è un'altra capa, vero?”
“Oggi sono stanco ho faticato stamattina..
“Ah e che fai?”
“Le pizze fritte”
“Ma dai, le cuoci tu?”
“Nooo, eh! bisogna aspettare...”
“Sembra facile e invece o eh? Perché…” inizio a vaneggiare sulla supposta arte bianca della piazza fritta ma lui mi stoppa in fretta. “È facile però devi aspettare. Come al bar: prima stai cinque anni a portare caffè e guardare e poi te lo fanno fare, non è difficile fare caffè ma funziona così, ti sfruttano, è per sfruttare che succede così”.
Vuole andare sul mare sulle navi, per viaggiare e andare via da napoli e vedere come è il mondo negli altri posti.

Lui come i due quindicenni che sono arrivati negli ultimi giorni, ne fanno 16 a dicembre ma alla scuola del mattino non ce la facevano più a tenerli. Gli fa bene l'orario ridotto, l'ambiente con meno costrizioni, l'atmosfera adulta da autoresponsabilizzazione ma sono proprio due ragazzini nemmeno troppo duri di vita, solo scoppiano e nulla basterebbe se non ci mettessi la dolcezza, la seduttività di furbizia, comprensione e magnetico che gli dedico a ciascuno, personalizzata. La maggior parte degli adolescenti maschi sono meno complicati e più prevedibili delle coetanee? Per me sì. Uno di loro ha l’occhio destro leggermente strabico, non fissa l’attenzione per più di un minuto, quando si stanca l’occhio si storce un poco di più e caccia il cellulare dalla tasca. Sa leggere a malapena e praticamente non scrive: a me nun m’hanno mai inzegnato niente….

Alcuni giorni dopo si è iscritta anche pina e così lei, mariarca e valeria sono diventate le tre moschettiere. Pina sa leggere e scrivere e pensare molto bene. “Perché non hai finito la scuola al mattino?”
Pina ride, ha i denti sotto tutti spezzati, ha 16 anni e le smagliature sul seno, non è bella ma è bella, per i suoi occhi marroni e per il sorriso, perché è una di quelle nature con le radici al fondo della terra e le spalle larghe anche per quelli che le stanno accanto
“Perché non ci andavo mai, a me la mattina andare a scuola non piaceva, con tutti i servizi da fare a casa, a me mammina esce la mattina e torna la sera, ho i fratelli piccoli, devo cucinare per tutti, questa cosa di uscire di casa alle otto con tutto da fare non mi piaceva proprio”.
Pina scrive bene e conosce un sacco di parole, è come una spugna, sente una parola, un ragionamento una volta e lo divora con immaginazione. Mariarca invece, la cucciola, bassa e pienotta, col naso a patata bucato dal brillantino e i capelli lisci striati di meches biondi, grezza e dura che sotto sotto c’è un mare di dolcezza, lei scrive e legge a malapena. Sono molto amiche. Mariarca ha gli occhi azzurri come il fratello, che si è presentato solo due giorni per mezzora ed è del tutto analfabeta. Si assomigliano, hanno qualcosa da cane selvatico e i morsi della fame e della miseria in viso.
Pina dice che vuole viaggiare ma non per turismo o per aiutare chi sta peggio (visto che anche qui si sta male), vorrebbe viaggiare per conoscere davvero la gente, per andare a casa e cucinare con la gente scambiandosi racconti sui costumi e le abitudini.
Pina dice che si vede che non potevo stare bene al nord e se le chiedo perché mi dice perché si vede che sai vivere come qua e qua come è, ma non urlare le dico perché lei parla sempre ad alta voce, veramente alta
mi dice: «io non potrei vivere come fanno loro, loro del nord, che la vita è tutta lì ti svegli vai a scuola esci studi e vai a letto per ricominciare e al nord se una ragazza a 16 anni fa un bambino la prendono per matta e pensano a svegliarsi presto e fare sempre le stesse cose lavoro casa senza mai ridere e parlare e pensare che una ragazza vuole avere un bambino e la casa sua e un marito per fare all'amore.
Ma lo dice perché valeria è incinta penso e perché il suo orizzonte d'espressione e felicità è consapevolmente, coscientemente questo. E c’è quell’orgoglio che ho scoperto arrivando a napoli, di cui si parla nel gattopardo, c’è l’orgoglio di ogni giovane ma anche quelle del sud, perché noi napoletani siamo i migliori.
quando le dico che ha i pregiudizi si scoccia e mi dice no, sono così e si arrampica sugli specchi pur di mantenere il punto che loro non sono come noi, sono diversi e non mi piacciono e a noi ci schifano ma non sanno campare. Alla fine ammette che anche al nord c'è gente di tutti i tipi ma non come a napoli, no come a napoli no.
se il mondo cambiasse e divenisse più giusto, Napoi diventerebbe la capitale del mondo, penso alla fine ed è un pensiero da presepe.

1 commento:

nemoroso ha detto...

maro', che bellezza...
che buffo mistero che sei, franca... non ti sei più fatta viva, io ho provato cento volte, non so ancora che cos'è che volevi raccontarmi (un fatto?)... ero triste, anche un po' incazzato, avevo anche da finire quelle benedette bozze, tesissimo... pensavo, ma porca miseria avrai visto che ho provato mille volte... e poi mi sono detto, sì, franca è così, sai che c'è ma non sai mai dov'è (dov'è con la capa): quello che per te è destabilizzante, la frustrazione totale della comunicazione nelle sue forme più elementari e dirette (persino "su appuntamento!"), per lei è aria pura purissima... ma intanto c'è. C'è lei e ci sei tu e lo sapete entrambi. A volte è poco, certo.
Poi sono capitato qui, e ho visto che ci sei, e come ci sei, egoista e altruista come iddio. Franca è un atto di fede e vabbuo', ammèn...