Piano piano, impercettibilmente ma inesorabilmente li sto perdendo. Adesso anche al centro, non è più solo la stempiatura, anche sulla punta, al centro. Cadono, sono più radi, me li devo tagliare. Sarà contenta, non ci sperava nemmeno più. La banana la banana…
Il sole di giugno picchia forte a questa ora del pomeriggio. Passa un secondo elicottero, la bambina si leva in continuazione il cappellino, gli operai ti dicono un orario e poi non arrivano mai. Ellin tieni il cappello in testa, vieni vieni qui che lo metto ecco stai qui all’ombra dell’ombrellone e bevi un poco d’acqua, brava amore mio, gioca con la baggageTerrykid
Al Liceo lo chiamavano cow-boy. E la banana era il suo marchio di riconoscimento, “il simbolo della mia individualità”. Come gli stivali a punta e il cinturone con la fibbia. Prima molto prima della moda del Charro, delle pacchianate paninare. I capelli biondo-castano- rossicci, appena mossi, arricciati sulla fronte nella banana rockabilly. Secco ma alto e nervoso, occhi azzurri e naso aquilino dritto, occhiali ray ban a goccia, verdi. Un figo. Lo chiamavano l’americano oppure the boss e alla fine in america c’è andato davvero, come si sentiva fin da ragazzo. Un figo.
La cucina è un disastro, devo sistemare prima che torna se no si ricomincia. Potremmo essere felici porcam… ma io mi dico potremmo essere felici, siamo riusciti a tornare in texas, come voleva lei, come voleva lei, abbiamo la base a un quarto d’ora di macchina e vola, cazzo, finalmente vola, è istruttrice-capo roba che tre anni fa non ce lo saremmo mai sognato. Tutto quello che voleva l’ha ottenuto e adesso scassa ancora…devo sistemare la cucina,devo farlo ora, rientriamo mi bevo la cup of coffee e do il succo a Ellin..che sole...
Al Liceo giugno era il mese più bello, su in mansarda, sdraiati a torso nudo sulla moquette azzurra, le musicassette di clapton, il Boss… quando arriva questa aria azzurra e ancora fresca, persino qui dall’altra parte del mondo è dolce uguale, è dolce sto mese, la primavera. Da sempre mi ricordo il quadrato azzurro della finestra sul tetto, e noi sotto con la musica… Chissà elena come cazzo sta…. Stamattina prima di uscire mi ha troppo fatto incazzare, quel modo di sbattere le chiavi sulla cucina. Abbiamo fatto due matrimoni di merda, no no che cazzo dico a elena è andata peggio, noi possiamo recuperare, siamo stati felici, e poi c’è Ellin… Devo telefonarle, è mia sorella è un mese che non la sento incredibile. Si sta troppo bene qui fuori.
Poi alle cinque porto la macchina all’officina, John mi cambia il pezzo, per venerdì è pronta, andiamo dai Ronson, devo ricordarmi di ordinare la carne, la carne la carne, come ha detto, Voglio vedere se riuscirai a rovinarmi anche questo fine settimana,odore di carne, fresco: pezzo di carne rossa fredda dal banco frigo, Sta male, il lavoro la sta trasformando in una di quelle poliziotte grasse e acide dei telefilm, altro che Top Gun, la Mc Gillis ha fatto outing è gay, piuttosto è tipo hazard diventa come lo sceriffo di Hazard che sonno che sonno mi viene, il generale Lee…
Sogna, scivola, cade così passando dalla cosa più reale, vicina prossima, da quella rotellina dentro al cambio automatico, il grasso nero dentro la scatola appare agli occhi della mente. Dal beccuccio rotto dell’innaffiatore automatico che deve riparare alla piega di fianco alla bocca della moglie che lo guarda con rancore, cade nel deliquio del sonno, la sua macchina è la macchina del telefilm, la moglie è vestita con la salopette jeans di quando erano giovani, sta dicendo qualcosa ma in realtà non siamo in texas oggi sono giovane, sogna, il caldo diventa quello del muretto fuori scuola, la superficie granulosa del muretto è quella della sdraio contro cui preme la mano rimasta sotto alla testa, si arrabbia e vuole dare un pugno a qualcuno, gli prudono le mani grida qualcosa
Mentre dormi continua a esistere tutto.
Si alza di scatto a sedere, senza fiato, gli manca l’aria perché gli si è spaccato il respiro in gola, quanto tempo ci vuole per aprire gli occhi e non vedere nulla, un secondo annegato nel rosso che la pelle delle palpebre attraversate dal sole ha impressionato sull’uovo dell’occhio. Mentre dormi continua a esistere tutto e tu lo senti perchè è accaduto è accaduto è accaduto. La fretta che ha di tornare a galla chi ha finito il fiato, un istante lunghissimo e poi sei a galla ma al posto dell’aria si installa vuoto, il cavo immane del cielo inaccoglibile lo inghiotte dall’interno. Ogni arto ha un blocco di cemento legato alle estremità, ogni velocità è ridicola dopo questa esplosione di vuoto che l’ha lacerato dall’interno, mi muovo impastato nel cemento in un tempo in cui sono già morto tre passi dalla sdraio al bordo della vasca tre balzi in cui il cuore è una pelle tesa di asino che rimbalza contro le pareti del cervello le palle gelate della ragione che cerca disperatamente di ritornare a prima ipotesi ipotesi ipotesi la bambina è dove deve essere la bambina è seduta sul telo verde di fianco la bambina è nella casetta dei nani la bambina è non è dove deve essere
Un uomo perduto per sempre, finito, condannato, prossimo all’escruciazione e già sdoppiato : non sta succedendo a te non sei tu che alzi il tuo corpo vivo caldo dalla sdraio al bordo della piscina, prima che con urlo tu sia già lì dentro urlando alzandola con le tue braccia inutili pietose mostruose
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