Stavo male, molto male. Una morsa
alla base del collo stritolava la nuca e il dolore poi piatto sordo, un
altipiano rovente, mi poggiava sulla fronte e sulle guance, con picchi acuti
alla base del naso e dentro gli occhi. Le orecchie anche trafitte: una sinusite
o il covid o chissà.
La madre sta stesa sul pavimento del
bagno con gli occhi chiusi e la stufetta bianca accesa a pochi centimetri dalla
testa. Respira male e geme, lunga distesa tra la porta e il lavandino, sul
tappetino grigio. Ha delle visioni di febbre, le pare di avere una testa di
roccia, una pietra nel bosco, sente che ci sono fissure, scanalature interne in
cui brulica una vita innumerevole, si ricorda il mistero fisiologico che ha
contemplato altre volte. Da giovani da giovani è tutto più pulito più fluido,
poi un fungo, un granello, il tempo, negli anni un proliferare di tracce fecce
residui muschi, nella testa come nella corteccia, nelle pieghe di ogni cosa
vivente, come è semplice accadere questo scomporsi nel tempo della materia.
Qualunque incrostazione si stia
mangiando la testa di pietra, l’immagine del bosco e della pietra danno
frescura. Possibile che il rimpianto più grosso debbano essere loro? Le figlie.
Morire non pare nulla, come un passerotto, come un pesce, come tutti gli animali,
non conta nulla, non è altro.
La bambina piccola si sdraia accanto
a lei, per fare un po' di conversazione. Appoggia la testa sul braccio, la sente
bollente e chiede: - Mamma quale è il tuo colore preferito? – Lo sai. – Sì l’azzurro.
O il blu?
-
Direi
un azzurro scuro, o un blu chiaro, luminoso, intenso.
Da terra guardano verso i
prodotti allineati sulla mensola in alto, hanno delle etichette in cui
compaiono blu e azzurro.
– Ma non prorpio una di
quelli, penso a un azzurro di cielo. E il tuo quale è?
- Il mio è il nero e il
viola, sono il nero e il viola, se devo scegliere vorrei dire nero ma penso che
è meglio viola.
-
Ah
il viola, prima dicevi sempre il nero.
-
Sì
ma adesso è il viola. E il tuo è blu
-
Ti
dirò che io ho un’immagine preferita che è questa: d’estate sotto un albero
cercare l’ultima foglia in cima, l’ultima foglia della chioma che si ritaglia
sul cielo, in cima in cima sta lei contro l’azzurro del cielo ed è come se
avesse un bordino d’oro che la ritaglia contro l’azzurro.
-
Mamma
quale è il tuo fiore preferito?
-
Non
so…
-
Le
rose?
-
No…
-
I
tulipani?
-
No,
io, mi viene da dire ..l’oleandro ma non perché mi piaccia ma se dici fiore io
vedo le piante di oleandro sotto casa di mia nonna e lei che le annaffia e poi
stanno d’estate lungo le autostrade su cui si viaggia. E il tuo?
-
Il
mio è la violetta, sono le violette i miei fiori preferiti.
-
Che
bello
Arriva l’altra figlia, è grande ma
piccola, non c’è posto per lei sdraiata lì per terra, si accuccia sulle
ginocchia piegate e guarda la mamma da vicino. Il dolore si sta risollevando a
ondate veementi dopo la breve tregua.
-
Mamma
come stai?
-
Male.
E tu?
-
No
io bene, ma cosa fate?
-
Nulla,
rantolo e lei mi intervista sui fiori e i colori
-
Ah.
-
Mamma
ma tu di che colore hai gli occhi? Sembrano un po' giallini
-
Ma
no guarda, li ha marroni, con dei trattini più chiari.
-
Cosa
guardate? La mamma? Ah vi racconto io cosa succede: le bambine osservano da vicino
la mamma e notano il colore dei suoi occhi, di quel bel marroncino chiaro color
cacchina di chiuaua. La loro mamma che ha un bel frontone rugoso e le sopracciglia
che non han mai visto pinzetta, a peluzzi sparsi verso gli occhi da triglia, un
poco bombati, coperti dalla palpebra da iguana con la ruga in mezzo e poi un
bel nasone pieno di punti neri e pori e delle belle labbra che però coprono due
dentoni da coniglio, un po' gialli, ereditati dal papà come il mento con la
fossetta e la pelle delicata, macchiata, non erano brutti nella famiglia del padre
in generale eccetto la nonna da cui lei in effetti ha preso più che da chiunque
altro, eppure questa mamma bruttacchiola ha sempre avuto un modo di fare e di
stare e di ridere che la ha fatta amare ed essere amata e non le è mancato
nulla tanto meno la bellezza. Capito?
La figlia preadolescente,
molto più bella di lei, la guarda rapita, presa a mezzo tra l’amore, la delizia
dle linguaggio, l’orrore per la bruttezza.
Sto male sto malissimo
andate adesso, chiamate papà.
Nessun commento:
Posta un commento