domenica 16 gennaio 2022

naturalezza

 


Stavo male, molto male. Una morsa alla base del collo stritolava la nuca e il dolore poi piatto sordo, un altipiano rovente, mi poggiava sulla fronte e sulle guance, con picchi acuti alla base del naso e dentro gli occhi. Le orecchie anche trafitte: una sinusite o il covid o chissà.

La madre sta stesa sul pavimento del bagno con gli occhi chiusi e la stufetta bianca accesa a pochi centimetri dalla testa. Respira male e geme, lunga distesa tra la porta e il lavandino, sul tappetino grigio. Ha delle visioni di febbre, le pare di avere una testa di roccia, una pietra nel bosco, sente che ci sono fissure, scanalature interne in cui brulica una vita innumerevole, si ricorda il mistero fisiologico che ha contemplato altre volte. Da giovani da giovani è tutto più pulito più fluido, poi un fungo, un granello, il tempo, negli anni un proliferare di tracce fecce residui muschi, nella testa come nella corteccia, nelle pieghe di ogni cosa vivente, come è semplice accadere questo scomporsi nel tempo della materia.

Qualunque incrostazione si stia mangiando la testa di pietra, l’immagine del bosco e della pietra danno frescura. Possibile che il rimpianto più grosso debbano essere loro? Le figlie. Morire non pare nulla, come un passerotto, come un pesce, come tutti gli animali, non conta nulla, non è altro.

La bambina piccola si sdraia accanto a lei, per fare un po' di conversazione. Appoggia la testa sul braccio, la sente bollente e chiede: - Mamma quale è il tuo colore preferito? – Lo sai. – Sì l’azzurro. O il blu?

-          Direi un azzurro scuro, o un blu chiaro, luminoso, intenso.

Da terra guardano verso i prodotti allineati sulla mensola in alto, hanno delle etichette in cui compaiono blu e azzurro.

– Ma non prorpio una di quelli, penso a un azzurro di cielo. E il tuo quale è?

- Il mio è il nero e il viola, sono il nero e il viola, se devo scegliere vorrei dire nero ma penso che è meglio viola.

-          Ah il viola, prima dicevi sempre il nero.

-          Sì ma adesso è il viola. E il tuo è blu

-          Ti dirò che io ho un’immagine preferita che è questa: d’estate sotto un albero cercare l’ultima foglia in cima, l’ultima foglia della chioma che si ritaglia sul cielo, in cima in cima sta lei contro l’azzurro del cielo ed è come se avesse un bordino d’oro che la ritaglia contro l’azzurro.

-          Mamma quale è il tuo fiore preferito?

-          Non so…

-          Le rose?

-          No…

-          I tulipani?

-          No, io, mi viene da dire ..l’oleandro ma non perché mi piaccia ma se dici fiore io vedo le piante di oleandro sotto casa di mia nonna e lei che le annaffia e poi stanno d’estate lungo le autostrade su cui si viaggia. E il tuo?

-          Il mio è la violetta, sono le violette i miei fiori preferiti.

-          Che bello

Arriva l’altra figlia, è grande ma piccola, non c’è posto per lei sdraiata lì per terra, si accuccia sulle ginocchia piegate e guarda la mamma da vicino. Il dolore si sta risollevando a ondate veementi dopo la breve tregua.

-          Mamma come stai?

-          Male. E tu?

-          No io bene, ma cosa fate?

-          Nulla, rantolo e lei mi intervista sui fiori e i colori

-          Ah.

-          Mamma ma tu di che colore hai gli occhi? Sembrano un po' giallini

-          Ma no guarda, li ha marroni, con dei trattini più chiari.

 

-          Cosa guardate? La mamma? Ah vi racconto io cosa succede: le bambine osservano da vicino la mamma e notano il colore dei suoi occhi, di quel bel marroncino chiaro color cacchina di chiuaua. La loro mamma che ha un bel frontone rugoso e le sopracciglia che non han mai visto pinzetta, a peluzzi sparsi verso gli occhi da triglia, un poco bombati, coperti dalla palpebra da iguana con la ruga in mezzo e poi un bel nasone pieno di punti neri e pori e delle belle labbra che però coprono due dentoni da coniglio, un po' gialli, ereditati dal papà come il mento con la fossetta e la pelle delicata, macchiata, non erano brutti nella famiglia del padre in generale eccetto la nonna da cui lei in effetti ha preso più che da chiunque altro, eppure questa mamma bruttacchiola ha sempre avuto un modo di fare e di stare e di ridere che la ha fatta amare ed essere amata e non le è mancato nulla tanto meno la bellezza. Capito?

La figlia preadolescente, molto più bella di lei, la guarda rapita, presa a mezzo tra l’amore, la delizia dle linguaggio, l’orrore per la bruttezza.

Sto male sto malissimo andate adesso, chiamate papà. 

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